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In
questa pagina possiamo "vedere come sono i principali stili per un
Bonsai e le loro alternative
Seguendo le figure e le descrizioni si può vedere come impostare una
pianta. E' molto importante sapere che alcune varietà non si
assoggettano a uno stile diverso da quello che la natura può conferire
alla pianta
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Un
rinvaso o dieci rinvasi vanno fatti con lo stesso amore. Non trascuriamo
niente, si potrebbe compromettere la vita del nostro Bonsai.
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Ecco come la pianta si
presenta al nostro sguardo se ci posizioniamo come se dovessimo vedere
una pianta dei nostri parchi o nei nostri viali.
Le Radici: devono essere affioranti, che si affondano
gradatamente nel terreno.
Il Tronco: un tronco robusto e conico, e per conico, si
intende un tronco che si restringe di diametro mano a mano che ci si
avvicina all'apice.Una corteccia dall'aspetto rugoso che conferisce una
impronta vetusta ed imprime all'albero una forte personalità.
I Rami: i rami principali devono essere distribuiti in modo molto
naturale.
La Chioma: la chioma deve essere un insieme di piccoli rami,
giusta continuazione del rimpicciolimento dei rami secondari, fitta e
allo stesso tempo leggera in modo da far filtrare agevolmente aria e
luce.
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Stile Eretto Formale (CHOKKAN)
La caratteristica più evidente di questo stile è rappresentata dal
tronco principale perfettamente diritto. A circa un terzo della sua
altezza si diparte a destra o a sinistra del fusto il primo ramo. ad un
terzo della rimanente altezza, cioè tra il primo ramo e l'apice, si
diparte il secondo ramo nella direzione Opposta al primo.Il terzo ramo.
posizionato ad un terzo della rimanente porzione di tronco al di sopra
del secondo ramo, cresce verso il retro.La crescita alternata destra,
sinistra e retro si ripete con le stesse regole sino alla cima
dell'albero, diminuendo sempre più la distanza tra i rami stessi. I
rami di un albero diritto saranno anch'essi diritti.
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Stile Eretto Informale (MOYOGI)
Anche questo stile cresce verso l'alto, cioè in
modo eretto.
A differenza del precedente stile, non ha il tronco principale e i rami
rigorosamente diritti, bensì sinuosi. L'andamento del tronco può avere
curve più o meno marcate, o anche solo un accenno di sinuosità che lo
differenzia dallo stile eretto formale.La verticale tracciata dalla
punta dell'albero a terra, cade al centro della base dell'albero. Anche
in questo caso il carattere dei rami deve seguire quello dettato dal
tronco. La distribuzione dei rami sul tronco segue le stesse regole
prima citate di alternanza, dimensione e lunghezza. I rami sono disposti
sempre in prossimità della curva nella parte esterna. Questo stile, di
gran lunga il più usato, rappresenta la stragrande maggioranza degli
alberi che si trovano in natura; si tratta di alberi che crescono con
andamento eretto, ma non perfettamente diritto, come il maestoso olmo
che solitario in mezzo alla pianura, in un ambiente ricco di acqua e
nutrimento, si è sviluppato con forma ampia e globosa; o il pino
silvestre delle alpi che tra neve e bufere si è modellato con
tormentata siluette.
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Stile Semi Cascata (HAN-KENGAI)
Una ulteriore inclinazione ci fa arrivare allo stile semi cascata L'
aspetto è quello di un albero con il tronco adagiato, i rami e l'apice
che si abbassano all'esterno del vaso in modo vistoso, in alcuni casi
quasi a toccare il piano di appoggio del vaso Alberi con queste fattezze
in natura si trovano in luoghi al limite della vivibilità, come ad
esempio l'ultimo avamposto di vita verso la cima delle montagne, dove
gli alberi hanno andamento prostrato quasi strisciante e si modellano
appiattiti sui bordi delle rocce.
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Stile Cascata (KENGAI)
Si aggiunge al precedente stile.
Tutto ciò che cresce verticalmente durante la corta stagione vegetativa
viene abbassato e appiattito dalla grande quantità di neve del lungo
periodo invernale.
La verticale tracciata dall'apice dell'albero al terreno cade fuori
dalla base del tronco. La massa fogliare è praticamente tutta al di
fuori del vaso ed assomiglia ad un albero che cresce capovolto.
Naturalmente anche questo stile è stato osservato in natura; il
riscontro lo troviamo negli alberi che vivono sui dirupi o nelle gole
delle valli strette e profonde dove un piccolo anfratto roccioso e un
pugno di terra hanno offerto la possibilità ad un seme di germinare.
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Questi sono gli stili
fondamentali.Le forme e le regole che li governano sono fondamentali per
una buona riuscita del soggetto. Molte volte le regole non sono
applicabili alla lettera, però vale la pena che siano usate e
rispettate, per lo meno all'inizio. A qualcuno può apparire scolastico
o accademico l'utilizzo di queste regole per il timore che la loro
applicazione porti a realizzare bonsai ripetitivi; non è vero, state
pur tranquilli che, nonostante la ripetitività dei gesti e delle regole
applicate, realizzerete bonsai sempre differenti. Le varianti agli stili
fondamentali: Così come partendo dall'albero perfettamente diritto ed
apportando ad esso successive modifiche siamo passati attraverso i
cinque stili fondamentali, così partendo da questi primi cinque ed
apportando loro alcune varianti avremo una gamma di stili derivati da
quelli fondamentali.
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Stile a Scopa (HOKIDACHI)
Possiamo pensarlo come una variante dello stile
eretto con la variante che tutti i rami partono dallo stesso punto.
Anche se sembra di facile realizzazione non è abbastanza semplice
trovare il soggetto adatto.
I rami si dividono in rami secondari sempre più piccoli con lo stesso
andamento di quelli principali proprio come la saggina usata per le
scope.
A differenza dello stile eretto formale, i rami si dipartono pressappoco
dallo stesso punto e sono più o meno della stessa lunghezza
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Stile a vento (FUKINAGASHI)
Questo stile caratterizza l'albero che vive nella
particolare situazione dell'essere continuamente colpito dal vento.Un
chiaro esempio è dato dall'albero che si trova su di una scogliera:
tutti i rami che si trovano nella scia del vento riescono a sopravvivere
o comunque si modellano secondo quella linea; i rami che crescono contro
vento vengono inevitabilmente frenati nella crescita o strappati. Uno
stile inclinato posto sotto vento dovrà dunque avere il ramo principale
dalla stessa parte della inclinazione dell'albero che si protende nella
direzione del vento.
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Stile su Roccia (ISHITSUKI)
Lo stile su roccia rappresenta un albero che, nato vicino
ad una piccola roccia o sopra di essa. ha imbrigliato con le sue radici
la roccia stessa.
protende verso l'esterno da un anfratto della medesima, hg. 11.
Come ci suggerisce il nome stesso, questo albero è aggrappato alla
roccia.
La roccia offre un anfratto, una concavità o una fessura dove vengono
ospitate le radici proprio come accade in natura
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Stile Aggrappato alla Roccia (SEKIJOJU)
Quando la roccia è così grande da divenire il punto
focale della composizione, l'albero è piantato su di essa o si protende
verso l'esterno da un anfratto della medesima (figura a sinistra). Come
ci suggerisce il nome stesso, questo albero vive aggrappato alla roccia.
La roccia offre un anfratto, una concavità o una fessura dove vengono
ospitate le radici proprio come accade in natura.
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Tronco alla Deriva (SHARIMIKI)
Questo pittoresco nome è la traduzione dall'inglese
driftwood, termine che gli americani hanno a loro volta tradotto dal
giapponese. È un albero che presenta essenzialmente una gran parte di
legno secco e sbiancato, proprio come il legno alla deriva lavorato dai
flutti e sbiancato dalla salsedine, soprattutto nella parte basale del
tronco. E' un bonsai di grande effetto scenico, sia per il contrasto del
bianco della ceppaia con il verde della chioma che la sormonta, sia per
il messaggio di albero vissuto tenacemente contro le avversità della
natura che lo hanno così forgiato
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Tronco Avvolto (BANKAN)
Questo stile rappresenta, con i contorcimenti del
fusto principale, quegli alberi che hanno subito forti condizionamenti
ambientali, ma continuano a sopravvivere ad essi. Forte ai raggi solari,
pressione prolungata di un manto nevoso, forti turbinii di vento sono i
responsabili di queste pittoresche forme.
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Tronco a Spirale (NEJIKAN)
La vena di corteccia che si avvolge a spirale
irregolare sulla struttura portante ormai secca e sbiancata del legno
caratterizza questo stile.
Tipica forma dei ginepri di alta montagna o di quelli delle scogliere
battute dal vento.
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Stile tronco scavato (SABAMIKI)
La parte morta con il passare del tempo secca e si
deteriora.Deteriorandosi marcisce e si sfalda lasciando posto ad una
cavità all'interno di una struttura di fibre vive che continuano a
sostenere e a nutrire i rimanenti rami che costituiscono la chioma.
È realizzabile scavando con una
sgorbia il tronco di quei soggetti che hanno già una chioma sbilanciata
e quindi difficilmente utilizzabili in altro modo. Un'altra via, un po'
più drastica, è quella di asportare metà dell'albero in senso
longitudinale per poi svuotarne il tronco
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Stile literati (bunjing)
Altro stile literati così de nominato dalla
traduzione literaty = erudito. Era lo stile amato dalla gente di
cultura,come pittori, poeti, dotti, letterati. L'albero viene
rappresentato nei suoi elementi essenziali, in poche parole è la
traduzione in materiale vivente di quell'esile albero, o meglio
dell'idea di albero che troviamo nelle antiche pitture giapponesi.
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Alberi
in gruppo:
Se mettiamo assieme più
alberi tra loro, otteniamo delle forestine o composizioni di alberi di
gruppo.Queste composizioni, a parte lo stile madre-figlio composto da due
soggetti, di solito comprendono un numero di clementi dispari, da gruppi a
numero ristretto, ad esempio tre, cinque o sette elementi o da gruppi
consistenti in più di venti elementi. Vale la pena ricordare che può
capitare che il numero di soggetti in una forestina sia pari. ad esempio
sei. sarà ben difficile trovarne una con quattro elementi! Il numero
quattro, così come per noi occidentali i numeri 13 e il 17 vengono
evitati dai superstiziosi,non è quasi mai presente in Giappone perché ha
lo stesso suono della parola morte. Non esiste la camera numero quattro in
albergo. nella numerazione dei piani di un palazzo si passa dal terzo al
quinto piano, non esiste il tavolo numero quattro al ristorante, non ci
sono quattro alberi nelle forestine bonsai.
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Stile Madre-Figlio (KORABUKI)
Così chiamato perché composto da due
soggetti con le stesse sinuosità e andamento di crescita, uno più
grande e uno più piccolo che danno l'idea di una madre che tiene vicino
a sé il figlio.
La base dei due tronchi è molto ravvicinata e certe volte può essere
la stessa.
In questo secondo caso ciò è realizzato piantando i soggetti così
vicini che dopo qualche anno si fondono alla base.
Altra tecnica per ottenere ciò,è quella di sfruttare un pollone alla
base per costruire il soggetto più piccolo (il figlio).
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Alberi in Gruppo Singoli (YOSEUE)
Quando il numero dei soggetti è superiore a tre,
si realizza una forestina.Questo insieme di alberi è caratterizzato
dall'avere di solito uno o due alberi principali (i più grossi
naturalmente) attorniati da una serie di alberi più piccoli. Questi
alberi, coltivati singolarmente per qualche anno, vengono messi assieme
in un contenitore largo e poco profondo cercando di posizionarli in modo
naturale, evitando le simmetrie e rispettando la profondità
scenografica con accorgimenti quali il posizionamento nella parte
posteriore degli elementi più bassi e nella parte frontale dei più
alti.
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e
ora i........Rinvasi
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le conifere vanno rinvasate
con cautela
Un'altro accorgimento elementare è
quello di sapere che tipo di terriccio occorre alla nostra pianta: acido
o neutro?
Il pH, in questo caso, indica le proprietà del terriccio, è una scala
che va da 0 a 14. Si considera neutro da 6-6,5 a 7-7,8; al di sotto è
acido e sopra basico.
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Prepariamo
gli arnesi.
L'occorrente per il rinvaso è prima di tutto il vaso dove dovremo
mettere il nostro bonsai, tre mescole di terriccio, una retina, del filo
di rame o alluminio, un rastrellino, un paio di forbici per radici,
cesoia, pinza, uno spruzzatore d'acqua e un bastoncino di bambù.
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Sopra: Un vaso rettangolare con già la
retina fissata ai fori di drenaggio.
Sotto: Lo stesso vaso con uno strato di materiale drenante (argilla
espansa, pomice o sassi)
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Il
primo passo.
Un bonsai che dovrà essere rinvasato da un vaso da coltivazione a un
vaso Bonsai, avrà già avuto l'impostazione voluta, quindi una
parte che sta davanti (nel caso di un vaso rettangolare)e una
inclinazione preventivata. Con occhio critico dovremo vedere la pianta
come si dovrà mettere nel nuovo vaso: inclinazione, prospettiva e
posizionamento. Nel caso di aver scelto un vaso tondo, questo si può
girare a 360 gradi e quindi la parte frontale non è posizionabile, ma
esiste. L'inclinazione del Bonsai dovrà essere in funzione del fronte
della pianta.
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Metodo per togliere facilmente una pianta
dal vaso di coltivazione
Pianta già pronta per essere rinvasata.
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Incominciamo
a rinvasare.
Nei vasi Bonsai ci sono dei fori piuttosto grandi rispetto ai vasi
tradizionali, quelli che comunemente vediamo, o abbiamo, con le
classiche piante ornamentali. Questi fori vanno coperti con una retina
che abbia perlomeno una trama di fori di 2-3mm. e fissate con del filo
infilato a U rovesciato e ripiegato da sotto il vaso verso i margini.
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Districare le radici e eventualmente
accorciarle.
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Dal sotto del
vaso si infila un pezzo di filo di rame, o alluminio, nei due fori in
modo che i due capi si trovino all'interno del vaso; facciamo in modo
che i due capi siano sufficientemente lunghi da poterli intrecciare
quando la pianta sarà alloggiata nel vaso
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Il
terriccio messo sul fondo del vaso dovrà essere molto
grossolano, vagliato sopra ai 5mm.per una pianta media, dai 30 ai 50
centimetri di altezza o in cascata. Più grande è la pianta più grande
sarà il vaglio da usare. Questo strato sarà di un terzo della
profondità del vaso Per questo strato consiglio della pomice, argilla
espansa o ciottoli purché taglienti; mai materiali che si possono
sgretolare.
Inizia la fase più importante e
emozionante.
Dopo aver messo un leggero strato di terriccio, già preparato in
precedenza e adeguato alla pianta (vedi pH) un po' più alto al centro,
togliamo la pianta dal vaso. Tenendola con una mano per il tronco diamo
un colpo con il palmo della mano libera al bordo del vaso. Avremo
liberato la pianta dal suo vecchio alloggiamento. Con il bastocino
togliamo il più possibile il terriccio vecchio imprigionato tra le
radici, se ciò non bastasse usiamo il rastrellino. Una volta liberate
le radici possono essere potate. Consiglio di fare il lavoro all'ombra
e in ore fresche (anche se siamo in primavera o in autunno il sole
scalda) potrebbe succedere che le radici si asciughino. Per evitare il
prosciugamento delle radici spruzziamole con dell'acqua.
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Fare penetrare il terriccio tra le radici
aiutandosi
con un bastoncino di legno
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Adagiamo la
nostra pianta dentro al vaso leggermente sfalsata rispetto al centro,
ovvero un po' più indietro e/o destra-sinistra rispetto al centro del
vaso e fermiamola, con il filo precedentemente messo, intrecciando i due
capi. Aggiungiamo il terriccio facendolo penetrare tra le radici
aiutandoci con il bastoncino con la punta arrotondata fino a coprire
completamente le radici. L'operazione più importante è terminata.
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Ma non finisce
qui. L'ultimo strato sarà quello che da l'impressione di vedere
l'albero nel suo ambiente naturale. Uno strato di terriccio più fine
andrà a coprire lo strato sottostante. Qualche pezzo di muschio di
varietà differenti posizionati a dovere, simuleranno il sottobosco.

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