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Pochi, da contare
sulle dita di una mano, erano i primi uomini che si interessarono
all'arte Bonsai.
Oggi, grazie a loro, l'arte di coltivare una pianta in un piccolo vaso
è più semplice.
Ho avuto il consenso verbale da
questi amici per citarli nel mio sito. Attendo altri amici per dire anche di loro.
E voi! Quando avete iniziato?
Grazie ai pionieri possiamo fare Bonsai più belli e apprezzati nel
mondo.

Bonsaisti
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Danilo
Bonacchi
Vivaista da sempre
Danilo tratta le piante nella maniera più naturale che si possa
immaginare. Con grazia e amore cura le piante e i suoi gioielli (bonsaisticamente
parlando) Bonsai. Tutto quello che sa lo riferisce con estrema semplicità,
senza nascondere il minimo particolare. L'esperienza maturata fin da
quando era bambino la trasmette in pochi minuti a chi lo ascolta. Anche
alle domande più difficili il Bonacchi risponde con estrema facilità
perché il suo lavoro è proprio quello di vivere con e per le piante.
Famoso nell'ambiente bonsai è il suo Taxodium Distichum (cipresso
calvo), pianta da seme (aveva 14 anni al momento della semina) che oggi,
a distanza di molti anni, più di 30 ma meno di 40, è una delle piante
più ammirate in qualsiasi esposizione d'Italia. Il Taxodium si erge dal
vaso in tutta la sua spontaneità come se fosse nel suo ambiente
naturale (il sud America) ricco di zone paludose dove l'essenza trova
l’habitat naturale. La caratteristica di questa pianta sono i
pneumatofori , particolari ramificazioni delle radici che fuoriuscendo
dall’acqua , attingono aria dall’atmosfera e apportano ossigeno alle
radici sommerse. Danilo ha saputo dare all'esemplare una forma talmente
naturale e semplice mantenendo la pianta a dimensioni ridotte, circa 110
centimetri, in natura la pianta sarebbe alta circa 15-20 metri.
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Il tassodium in piena vegetazione
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La stessa pianta in "veste" invernale
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Carlo
Bazzali
Pittore e scultore livornese, da circa
25 anni si dedica alla ricerca Bonsai, la sua collezione di centinaia di
esemplari è formata essenzialmente da essenze mediterranee.
Ha iniziato così: ascoltava amici
reduci da viaggi in Oriente che raccontavano di bonsai, alberi in
miniatura creati dalla fantasia dell’uomo e ne rimase affascinato. Nel
1975 all’Euroflora di Genova un espositore inglese presentava degli
esemplari di bonsai e decise senza esitazione che doveva provare a
realizzare qualcosa di simile. A quel tempo come bibliografia era
disponibile solo il manuale di Murata, non c’erano punti di
riferimento e nessun tipo di materiale o attrezzatura specifica. Ha
iniziato esclusivamente da autodidatta, confortato in seguito dai
fraterni consigli di Carlo Oddone che ebbe il piacere di conoscere. I
suoi modelli erano gli stili codificati orientali, con predilezione per
la scuola cinese.
Dopo anni di esperienze sulle tecniche
e sulle forme tradizionali, ha iniziato una ricerca per adeguare
un’interpretazione bonsai che potesse evidenziare al massimo l’estro
e la creatività italiana.
Per primo in Italia e con pochi altri
maestri Europei evidenzia lo stile "Dryftwood" (letteralmente
legno alla deriva, secco) particolare tecnica d’intervento tendente ad
esaltare l’armonia dei bonsai con abbondanti parti di legno secco
opportunamente lavorato. Si tratta di legare in una specie di simbiosi
un giovane albero ad un pezzo di legno morto, dalla forma
particolarmente interessante, facendo come se la pianta verde
restituisse la vita al legno secco: la fantasia, l’estro e la
creatività diventano indispensabili già dalla scelta del legno
(solitamente pino, ginepro).
Per tutto questo è considerato un "caposcuola" ed ha tenuto
numerose dimostrazioni in tutta Italia.
Ha scritto vari libri sulle tecniche bonsai e scrive articoli su diverse
riviste specializzate.
Ha fondato con G.F.Giorgi l’Associazione Toscana Bonsai con sede una a
Livorno ed una a Firenze.
Ha organizzato a Livorno nel 1980 la prima mostra nazionale del bonsai,
nel 1982 la prima mostra regionale del bonsai.
Già dal 1979 è socio del Bonsai Club d’Italia, primo tentativo di
associazionismo nazionale, con presidente Carlo Oddone, unico punto di
riferimento degli appassionati di allora esistenti sul territorio
nazionale.
Nel 1977 ha fondato lo Studio Bonsai Livorno e ne è tutt’oggi
presidente.
Nella sua "bottega" si sono formati esperti che vantano
collezioni di bonsai e di suiseki di indubbio rilievo, ottenendo
riconoscimenti anche in campo nazionale.
Ha tenuto innumerevoli mostre personali ed alcuni dei suoi esemplari
fanno parte delle collezioni del Museo Franchi di Pescia, del Crespi
Bonsai Museum e di alcune collezioni private.
Immagini degli esemplari che ha realizzato sono stati pubblicati sulla
rivista organo ufficiale della Nippon Bonsai Association.
Carlo Bazzali, vivace animatore del gruppo di bonsaisti livornese,
riesce con l’entusiasmo, la serietà e la coerenza con le proprie
scelte e lo spirito associazionistico che lo contraddistinguono, a
compendiare nella nuova tecnica bonsai, sensazioni artistiche diverse in
un’armonia emotiva che crea un impatto senza dubbio suggestivo.
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Carlo Bazzali accanto al melograno da lavorare.
a sinistra il melograno ultimato e a destra una fase della lavorazione
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Carlo
Oddone
E’ uno dei pionieri dell’arte
bonsaistica. Fin dal 1969 s’interessa di bonsai e inizia la sua
collezione formata da oltre 3000 esemplari, di moltissime specie
e a vari stadi di coltivazione. Molti bonsaisti hanno iniziato la
coltivazione di bonsai grazie ai suoi insegnamenti. Tutti hanno letto un
suo libro e hanno avuto occasione di partecipare alle sue dimostrazioni
di tecnica bonsai e ai laboratori. Questi fortunati hanno imparato oltre
alla pratica anche la teoria. Con la sua calma ed il suo sorriso Oddone
riesce a spiegare chiaramente, ai neofiti e non, tutte le nozioni sul
come fare bonsai e sul come riuscire a farli sopravvivere. Nelle sue
conferenze illustra le qualità tecniche ed estetiche del bonsai,
"il perché dei gesti bonsai", niente deve essere lasciato al
caso.
Nel 1974 fonda il Bonsai Club
d’Italia con lo scopo di diffondere il gusto e l’interesse per il
bonsai. Ha scritto libri, collabora con riviste specializzate.
Dal 1979 collabora a convegni e mostre
internazionali. Dal 1986 segue l’organizzazione Arcobonsai di Arco nel
Trentino, eccellente esposizione di bonsai e convegno internazionale.
Manifestazione da non perdere per la bellezza dei bonsai esposti, per
l’ospitalità e per la cordialità degli organizzatori.
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Lorenzo
Agnoletti
Lorenzo Agnoletti è uno dei soci
fondatori dell'associazione ATABS di Firenze, è un bravissimo bonsaista,
è conosciuto ovunque in Italia, in Europa ed anche in Giappone.
E’ una persona estremamente modesta, schiva, generosa. Fra le
sue innumerevoli doti e sconosciute ai più, c’è un notevole senso
dell’ humor. A dimostrazione del suo spirito toscanaccio, dopo
continua e logorante insistenza ci ha consegnato questo "Grafianet
di Agnoletti".
Ecco quello che ha scritto di suo pugno.
Nato
su questo mondo e non avendo niente di meglio da fare, decise di
coltivare bonsai.
Impresa relativamente difficile quando
ha iniziato nell’85, dopo aver incontrato il bonsai nell’81,
relativamente difficile perché allora come oggi le teorie su cosa fosse
il bonsai erano svariate, antitetiche, fantasiose.
Da allora ha rinunciato a qualsiasi
definizione del bonsai se non assistito dal suo avvocato.
Ma se qualcuno insiste sulla
definizione di bonsai rischia una bella risata in faccia o in
alternativa il regalo di una scheda a punti di un qualsiasi concorso di
bonsai.
Nel frattempo il bonsai è diventato il
suo "mestiere" che fa tanto Figo, il suo "piacere"
che fa tanto tendenza. Gli sono stati attribuiti tutti gli epiteti e
titoli: da istruttore su su fino a maestro "artista". Lui,
immodestamente, preferisce definirsi un creatore di alberi.
Per sostentare il proprio corpo e il
proprio ego insegna cosa non fare per creare un bonsai e partecipa con
piacere e dispiacere a mostre e manifestazioni.
Come tutti ha commesso errori in
gioventù: fondando o iscrivendosi a Club locali, regionali, nazionali,
Europei e Mondiali. In fondo la dimensione associativa che più lo
interessa è quella dei Clubs locali e dei piccoli gruppi dove è più
facile e diretto insegnare.
Pare inutile elencare le mostre alle
quali ha partecipato come ospite e relatore, i premi vinti e gli ambiti
riconoscimenti, così come enumerare le collaborazioni come assistente
"Porgi Ferri" con i più grandi maestri di bonsai.
Per logica deduttiva facendo bonsai e
allineandoli con ordine geometrico su dei supporti e/o su bancali, in un
luogo delimitato e raccolto con percorsi, tubi per annaffiare, reti
ombreggianti si è ritrovato ad avere una collezione di bonsai.
Gli alberi della raccolta sono tutti
"raccolti" e la quasi totalità sono tutte conifere perché
piante più coerenti, non cambiano aspetto ad ogni stagione. Ritiene
statisticamente corretto in una autobiografia non autorizzata citare
almeno due o tre episodi positivi: Aver fondato l’ATABS, essere
allievo della Scuola d’Arte Bonsai di Hideo Suzuki, essere tra i
fondatori della Associazione Autori Bonsai d’Europa.
Come prodotto di una civiltà
millenaria (la nostra) si è autoesportato molte volte in Giappone
(tre). Ha visitato i vivai e le collezioni note e meno note ed è sempre
ritornato appagato dalle idee e soluzioni tecnico-estetiche incontrate.
Le stesse soluzioni le trova dietro l’angolo di casa a giro per la
natura, con molta meno spesa.
Conclusione:
A tutt’oggi non sono reperibili altri fatti e notizie sul nostro, in
fondo si può dire di lui che è in questo mondo ma non è di questo
mondo, un modo carino e politicamente corretto per dire che non ci stai
tanto con la testa. Attribuito a Lorenzo Agnoletti
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Lorenzo Agnoletti
A destra un cipresso particolare... è raffigurato in un francobollo di
S.Marino
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Un ottimo esempio di interpretazione della natura
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Umberto
Margiacchi
alias
Bertoldo
In attesa che il Guascone
fiorentino, grandissimo amico del maestro giapponese Tanamanaha,
fornisca il suo curriculum, inserisco molto volentieri un documento
fattomi pervenire.
Lo metto per intero come lui ha desiderio che sia fatto.
DIECI COMANDAMENTI DEL BUON BONSISTA
1 Io sono il maestro tuo e non avrai un altro maestro
all'infuori di me.
2 Non nominare il nome di Masahiro Kimura invano
3 Ricordati di annaffiare anche le feste
4 Onora la talea ma soprattutto la margotta
5 Non combinare terricci impuri
6 Non rubare Bonsai già preparati da altri
7 Ricordati di invasare
una volta l'anno
8 Non desiderare l'Akadama di altri
9 Non dire falsa testimonianza sull'età del tuo
bonsai
10 Non ammazzare le essenze come tua abitudine
(Dal
vangelo secondo San Bertoldo vergine e martire)
Ma
chi è Umberto?
E' diventato bonsaista suo malgrado. Infatti Berto in realtà non era
consapevole che stava coltivando bonsai. Lui dice la sua esperienza con un
pizzico di nostalgia.
Prima di tutto perché ha iniziato l'arte bonsai oltre 35 anni fa, e poi
perché ha lasciato alle sue piante la libertà di crescere: crescevano e
lui potava. Il bonsai con la tecnica "lascia crescere e pota".
Berto,
durante le sue escursioni, cercava oggetti naturali che avessero una
qualche forma artistica.
In una di queste escursioni notò una ceppa di olivo con la somiglianza di
un drago. Raccolse la ceppa d'olivo portandola a casa e la pose in un
vaso. La forma artistica dell'olivo ben si prestava a essere posta su un
tipo di terreno. Fu posta in un vaso e dopo qualche tempo prese a
germogliare. Oggi questa pianta ha conquistato numerosi premi, anche
medaglie d'oro.
Nella sua esperienza di bonsaista non ha mai applicato il filo alle sue
piante (neppure a quelle degli altri), sono tecniche che non si confanno
al suo carattere artistico.
Berto non ha mai avuto più di 20 piante e la maggior parte di queste....
olivi.
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Bassi Sergio
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Sergio Bassi, forse a molti
sconosciuto, è uno dei primi soci dell'Atabs.
Negli anni '80 ha incominciato a coltivare bonsai e a esprimere il suo
sentimento sulle piante da lui raccolte in natura. La sua passione per i
Bonsai lo ha indotto a trasferire le sue esperienze agli amici con tanta
modestia e umiltà.
Ha commesso degli errori, li ammette e consiglia agli altri di non fare
i suoi stessi sbagli.
Da qualche anno a questa parte è lui l'istruttore dei nuovi soci
iscritti al club. Non impone nessun metodo, anzi, lascia agli altri
decidere quello che vogliono fare della propria pianta.
Nella sua collezione di piante esistono tutti gli stili e di questi
anche con essenze di diversa specie.
. E' oggi è il presidente dell'associazione dopo molti anni come
consigliere. Grazie alla sua costante disposizione
verso l'associazione, il suo assiduo impegno, finalmente ha raggiunto il traguardo che si meritava; anche se nelle elezioni precedenti ha
rifiutato tale incarico.
La sua modestia lo ha fatto amare da tutti i
soci e credo che senza la sua partecipazione attiva l'associazione avrebbe un gran vuoto.
Attento alle nuove tecniche e agli stili applicati a specie diverse,
hanno stimolato la fantasia di Sergio creando sempre qualche cosa di
diverso facendolo arrivare a dei risultati soddisfacenti e apprezzabili.
E' anche un esperto in suiseki e kusamono. Possiede
molti esemplari di suiseki degni di attenzione a livello internazionale
per non dire mondiale.
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Sergio Bassi nella realizzazione di un
boschetto
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Boschetto di olmi
anno 1993
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Lo stesso boschetto nella primavera del 1994
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Ancora una foto del medesimo boschetto qualche anno
dopo
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| Sergio con queste foto ha
voluto dimostrare che bisogna anche usare un certo tipo di fantasia,
cioè quella di vedere nel futuro la realizzazione del bonsai che stiamo
appena impostando.
Bob
alias
Roberto Raspanti
Il progetto applicato al bonsai.
Esperienze con
pinus pentaphilla |

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I nostri bonsai hanno delle potenzialità…Molte
volte il bonsaista riesce a farle
emergere, rappresentando alberi che riescono a suscitare emozioni
intense e forme suggestive Altre volte invece ci si trova ad avere
piante dalle cui non si riesce ad estrapolare niente di interessante. Il
pino bianco protagonista di questi appunti era una di quelle piante che
non mi dava nessuna ispirazione…come poterlo migliorare? Aveva molti
difetti sia riguardanti il nebari che per quanto riguardava la
disposizione dei rami, con un primo ramo di spicco, ma cilindrico, tozzo
e difficilmente modificabile…L’innesto poi era chiaramente visibile
La vegetazione comunque non era delle peggiori , e l’equilibrio
vegetativo raggiunto dalla pianta mi sembrava buono.
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La
cronistoria fotografica inizia nella primavera del 2000
Pianta da vivaio impostata in stile eretto informale, ma con pochi punti
focali e una vegetazione raccolta, che lascia intravedere tutte le
magagne che la pianta possiedeDecido quindi di aspettare…Il pino evidenzia ancora carenze da punto
di vista vegetativo. Vengono individuati come obbiettivi primari la
coltivazione e la concimazione, al fine di avere, l’anno prossimo,
caratteristiche idonee per poter operare una modellatura radicale.
Il pino reagisce oltre ogni più rosea aspettativa, producendo un ciclo
vegetativo mai riscontrato prima. La pianta ha vegetato fino ad ottobre
(sinceramente non mi è sembrata una cosa normale, e quindi chiedo se
tra voi qualcuno ha avuto esperienze simili) risultando completamente
trasformato nei volumi di vegetazione.La foto si riferisce al febbraio
2001.* Viste le eccellenti condizioni di salute
decido di prendere in esame la rimodellatura.
L’idea è quella di dare più senso dinamico alla pianta, che appare
troppo statica e banale.
Ad
una attenta analisi della pianta risulta evidente il punto focale di
maggiore interesse: il primo tratto del tronco, dotato di buona conicità,
buon movimento e ottima corteccia. Tuttavia risulta necessario un
trapianto con altra angolazione, al fine di conferire più dinamicità,
un’inclinazione verso sinistra poi ottimizzerà la disposizione dei
rami per una modellatura in stile prostrato.
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La
modellatura è stata la cosa forse più semplice da attuare Infatti, si
è trattato di spostare alcuni rami vecchi e ostici con l’ausilio di
tiranti, per conferire un aspetto più dinamico alla pianta, il resto
della vegetazione è stato poi legato minuziosamente e disposto secondo
un disegno prestabilito. Ai primi segnali di ripresa vegetativa il pino
è stato rinvasato in un piccolo contenitore (non giapponese ma
italianissimo) che secondo me ben si adattava allo stile della pianta Il
risultato è buono, anche se il cammino di questo pino inizia solo
adesso, dopo il rinvaso nel contenitore definitivo, dove potrà solo
migliorare e maturare.
A
seguito alcune immagini del pinus pentaphilla |
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(1) Alla ricerca del nuovo fronte
(lato e posizione migliore per esaltare il bonsai)
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(2) Dopo la "modellatura"
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Particolare della filatura dei rami
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La preparazione del vaso dove sarà invasata la pianta.
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Micorizza (di colore bianco nell'immagine), un
"fungo" benefico per le conifere
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Muschiatura (particolare)
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Ecco la pianta nella sua espressione migliore
esposta alla Mostra Regionale del 2001
Raspanti
Roberto
Pistoia Bonsai
bobrasp@libero.it |
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