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Fisiologia delle piante
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Anche
una pianta ha la sua vita: nasce, vive e muore.
Vediamo come "funziona" una pianta e
cosa ha bisogno |
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La macchina della natura
Il nutrimento
Azoto Fosforo Potassio NPK
Microelementi
Come usare il concime
Concimi di origine organica
Il ph del terreno
Granulometria del terriccio
La macchina della natura
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Se dovessimo
descrivere una pianta al pari di una persona dovremo dire che ha testa,
piedi e corpo. I "piedi" sono interrati, il "corpo"
è il tronco e la "testa" la parte dei rami e le foglie.
Sotto vediamo come è conformato il tronco o rami che hanno più di un
anno. La corteccia, il libro o floema, strato spugnoso
con linfa discendente; il cambio, pellicola quasi
invisibile che produce cellule esterne e interne rispettivamente legno e
floema; alburno, legno trasportatore di linfa grezza e
deposito di sostanze nutritive, se ne viene interrotta la circolazione
può morire tutto l'albero.
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La radice principalmente provvede
all'assorbimento dell'acqua e degli elementi nutritivi disponibili nel
terreno e serve anche come ancoraggio al suolo. Il liquido nutritivo,
linfa grezza, giunge fino alle foglie a causa di coesione,
traspirazione e capillarità.
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La foglia ha il compito
di trasformare la linfa grezza in linfa elaborata. Il liquido composto
dopo la sintesi si trasforma in amidi e sostanze organiche e si
dispongono in tutte le parti della pianta.
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Quanto
accennato sopra ha bisogno di un equilibrio: poche radici sviluppano
poca chioma; poca chioma scarso sviluppo radicale. Si può aggiungere
che sia le radici, sia la chioma hanno bisogno di un'alimentazione
adeguata data da una buona mescola di terriccio idonea al tipo di pianta
che stiamo coltivando.
Le alghe e
successivamente le piante sono state, nei tempi più remoti, l'inizio
della vita.
Oggi ci accorgiamo che quel processo iniziato centinaia di migliaia di
anni fa ci è prezioso: é la nostra vita.

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E il nutrimento?
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Il
concime |
In generale gli alberi
come abbiamo visto, traggono il loro nutrimento dal processo interno
della fotosintesi clorofilliana che permette loro di costruirsi il cibo,
Oltre a questo nutrimento auto prodotto c'è bisogno di alcuni elementi
necessari alla produzione di nuove fibre o necessari a portare a buon
termine alcune operazioni durante lo sviluppo e la vita in genere del
soggetto. Gli alberi che crescono allo stato naturale, trovano gli
elementi necessari nel terreno circostante che colonizzano con la
crescita delle radici. Ci sono alberi che per loro fortuna nascono in
una posizione favorevole, cioè in un terreno fertile, altri, più
sfortunati nascono in terreni con meno sostanze nutritive. Ci sono poi
gli alberi coltivati in agricoltura che ricevono il nutrimento senza
problemi, perché è l'uomo a somministrarglielo. Al bonsai, che è
coltivato dall'uomo. e vive entro i confini del vaso, quindi non può
allungare più di tanto le sue radici alla scoperta di nuovi orizzonti,
viene somministrato concime.
Possiamo dividere in due grandi gruppi le sostanze necessarie al mondo
vegetale:
i macroelementi, praticamente indispensabili, vengono assorbiti
in dosi massicce, e i microelementi di cui servono piccole
quantità.
I macroelementi che operano nel mondo vegetale con ben precisi compiti
sono:
Azoto:
Serve per la crescita vegetativa, per la produzione di nuovi
tessuti, foglie, rami ecc. Possiamo un po' paragonarlo alle proteine
nella alimentazione umana. È utile che sia presente nel terreno in
primavera durante lo sviluppo vegetativo dell'albero.
Se è presente in eccesso a fine estate non lascia lignificare i
germogli, perché la pianta continua a promuovere la crescita fogliare
anziché stabilizzarsi. Inoltre, talvolta può rallentare anche altre
funzioni quali l'allegagione (passaggio da fiore a frutto) e la
maturazione del frutto, proprio perché la pianta si dedica allo
sviluppo della vegetazione tralasciando le altre funzioni. Al contrario
la carenza di azoto provoca clorosi, che colpisce prima le foglie più
interne allargandosi a quelle più esterne.
Fosforo:
Il fosforo aiuta la formazione delle sostanze proteiche, favorisce
l'allegagione del frutto e la formazione di radici. È dunque utile
tenere presente il suo utilizzo quando si deve favorire l'apparato
radicale, ad esempio dopo il trapianto.La carenza di fosforo provoca la
defoliazione alla base dei rami delle necrosi sui bordi delle foglie (il
bordo della foglia è nero).
Il potassio
Il potassio aiuta e potenzia il
processo fotosintetico, aumenta il tenore zuccherino della frutta e
quindi la sua qualità. La sua presenza aiuta la produzione di tessuti
più resistenti al freddo e quindi una corteccia migliore. La carenza di
potassio provoca la defoliazione sulla punta dei rami, mentre le foglie
rimanenti rimangono piccole e si ripiegano. Le confezioni di
concime indicano la presenza dei tre elementi in termini di
concentrazione con una tripletta di numeri, ad esempio 5-10-10, un
numero per ogni elemento nel seguente ordine facile da ricordare perché
alfabetico: Azoto - Fosforo - Potassio.
Tutte
le piante che producono semi consumano grandi quantità di fosforo.

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I
microelementi
I microelementi, utilizzati in quantità
molto piccole, sono comunque importanti per la pianta anche se non
fondamentali come i macroelementi e la carenza di alcuni di essi può
causare squilibri vegetativi.
Essi si trovano di
solito in quantità sufficienti nel terreno e sono: Calcio, Magnesio,
Ferro, Zinco, Manganese, Rame... È abbastanza facile trovare in
commercio, soprattutto nei garden center, confezioni di piccole
dimensioni, ideali per il bonsaista, che propongono apporti correttivi
dei microelementi più comuni.

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Come
usare il concime.
Viste le
caratteristiche delle principali sostanze chimiche vediamo come
somministrarle. Di solito i concimi chimici si trovano in commercio
sotto forma di sali da disciogliere in acqua o in forma granulare da
mischiare al terreno. La quantità da utilizzare è sempre riportata
sulla confezione. Il mio consiglio in fatto di fertilizzazione chimica
disciolta in acqua è il seguente:
Poiché il bonsai vive in un contenitore minuto, il terreno in esso
contenuto si asciuga molto velocemente e quindi necessita di essere
innaffiato almeno tutti i giorni durante la stagione calda. Le frequenti
irrigazioni contribuiscono a dilavare il terreno e ciò comporta la
fuoriuscita di parte degli elementi nutritivi dal foro di drenaggio. Si
può ovviare a questo inconveniente preparando una soluzione un po' meno
concentrata di fertilizzante rispetto a ciò che indica la confezione.
Una soluzione di questo tipo viene somministrata un po' più
frequentemente, ad esempio ogni 15 giorni. Così non si ha uno spreco di
fertilizzante ed è sicuro che quello somministrato è in larga parte
utilizzato dall'albero. I sali minerali disciolti in acqua sono
utilizzabili velocemente dalla pianta e possiamo dire che il loro
effetto è quasi immediato.

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Concimi di origine organica
I concimi di origine organica contengono elementi nutritivi sotto forma
di proteine e li possiamo miscelare al terreno durante la fase di
preparazione del terriccio per il trapianto.
Essi sono assorbiti a lunga distanza dalla pianta dopo che i microrganismi
li avranno trasformati prima in composti ammoniacali e poi in nitrati.
Tra essi ricordiamo i vari letami animali (cavallo, mucca...) che devono
essere usati ben maturi per evitare fermentazioni; la pollina e altri tipi
di guano, da usare con cautela e in dosi molto ridotte percbè concentrati e
dunque molto potenti; il sangue secco e la cornunghia, derivati dallo scarto
di lavorazione dei macelli.
In commercio si trovano anche altri tipi di fertilizzanti a lenta
cessione,ad esempio le tortine di fertilizzante provenienti dal Giappone.
Assumiamo in questo caso l'improprio termine di "tortina di
concime", che deriva dalla traduzione letterale dall'inglese del
termine usato in letteratura bonsai. Queste non sono nient'altro che un
impasto di materiale organico che, a seconda delle ricette, è formato da
semi di ravizzone tritati con l'aggiunta di polvere di ossa e in qualche
caso di sangue secco. Pressate sino a formare palline delle dimensioni di un
tappo di sughero, le tortine vengono poste sulla superficie del terreno del
vaso bonsai e con il susseguirsi delle annaffiature si sgretolano cedendo
lentamente i loro principi attivi al terreno. Hanno l'inconveniente di
emanare uno sgradevole odore e di divenire il ricettacolo per la deposizione
di uova da parte delle mosche. In effetti man mano che si disgregano è
facile trovare in esse larve di mosca.

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Il
Ph
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Le qualità di
un terreno possono essere misurate in molti modi, consistenza, coesione,
quantità di macro elementi e di micro-elementi in esso contenuti e
acidità. Questa ultima, è una delle caratteristiche. essenziali da
tenere sotto controllo.
La scala dei valori del Ph dà il grado di acidità del terreno e va da
0-14, il valore medio è sette, al di sotto del sette il terreno è
acido, da sette a quattordici è basico.
Si stabilisce che tra i valori 6.5 e 7.8 circa il Ph è neutro.
Gran parte delle essenze in natura vivono bene con livelli di Ph neutro.
Altre invece non sopportano che siano valicati certi confini; ad
esempio: un terreno basico per piante acidofile come azalea e rododendro
è come un veleno. Esistono in commercio dei kit per la misurazione
delle caratteristiche del terreno, da quello più semplice che contiene
le cartine al tornasole e la soluzione in cui disciogliere un pizzico di
terreno, ai più sofisticati PH-tester con indicazione tachimetrica.
Raccolto un minimo di informazione sul
terreno ottimale della specie che si vuol trattare a bonsai, è bene
verificare che il terriccio che vogliamo utilizzare risponda a queste
caratteristiche. Eventuali correzioni del grado del Ph possono essere
apportate aggiungendo sostanze basiche, come ad esempio un po' di calce,
ai terreni molto acidi e un po' di torba. terriccio di foglie, solfato
di ferro per i terreni troppo calcarei.

La granulometria
Un'altra caratteristica
importante del terriccio è la granulometria, Il modo di svilupparsi delle
radici, il grado di umidità che un terreno è capace di trattenere,
dipendono anche dalla granulometria. Con l'ausilio di setacci a maglie
differenti, si possono preparare terricci a consistenza più o meno
grossolana. Il materiale al disotto dei due millimetri di diametro può
essere scartato. In effetti questo materiale se rimane nel vaso viene
trasportato e accumulato dall'acqua negli interstizi e nelle sacche d'aria
intasandoli.Questo porta ad avere un terreno troppo compatto senza
circolazione d'aria. La granulometria da 3 a 5-6 mm. è consigliata per
piante che devono essere rinvasate più spesso, quindi piante giovani
caducifolie e alberi da fiore in genere. Il terriccio composto da materiale
più grossolano, oltre i 6 mm. è usato per alberi che vengono trapiantati
meno frequentemente come le conifere e i vecchi esemplari in genere. La
granulometria elevata è consigliata in questi casi perché il terreno deve
resistere più a lungo all'azione erosiva dell'acqua che, come detto prima,
tende a trasportare la parte polverulenta del terriccio verso il basso
intasando tutti gli spazi interni al pane radicate. La consistenza del
terreno può essere corretta con sabbia grossolana, pomice, argilla espansa
ecc.
I ciottoli aggiunti sono migliori se hanno i bordi non troppo levigati perché
mantengono più facilmente interstizi e sacche d'aria. Sono da preferire
quindi, i materiali che provengono da frantumazione, cioè a scaglie,
piuttosto che quelli provenienti da fondo alluvionale, ovvero lisci. La
granulometria elevata, composta da materiale grezzo, aiuta l'infittimento e
l'ulteriore suddivisione delle radici. Viceversa, in un materiale soffice e
senza asperità le radici crescono lunghe e filiformi, non si dividono
ulteriormente e una volta raggiunto il fondo del contenitore si avvolgono in
una spirale che colonizza fittamente lo strato basso. Tenere presente che il
tipo di materiale aggiunto per correggere la granulometria può variare la
chimica del terreno.


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