Col nome di biancospino si intendono alcune
varietà di Crataegus.
Il Crataegus oxyacantha, con foglioline profondamente frastagliate
e due o più semi in ogni frutto; il Crataegus monogina, con un unico
seme; il Crataegus cuneata di origine orientale a fiore rosso.
Come la maggior parte delle piante spinose, produce
numerosi getti ad ogni nodo, generalmente perpendicolari dal ramo da cui
nascono.
La generosità del biancospino nel ricacciare si
associa a un notevole vigore nel crescere: per questa ragione si riesce
a far cicatrizzare bene delle ferite anche cospicue, purché il soggetto
venga coltivato in piena terra o comunque gli si lasci un'abbondante
vegetazione. Bisogna attendere parecchi anni per avere la fioritura del
biancospino, salvo che non si vogliano innestare delle marze prese da un
soggetto maturo. (vedi gli innesti).
La moltiplicazione è abbastanza facile.
I semi vanno stratificati (anche se talvolta impiegano 18 mesi per
germogliare), ma si possono anche far radicare talee e margotte.
Anche se tollerante il biancospino preferisce un
substrato calcareo. Trapianti e rinvasi si effettuano di norma durante
la dormenza, ma non è impossibile spostare un soggetto a metà estate,
a condizione di togliergli tutte le foglie.
Il momento più propizio per tentare l'educazione col
filo è comunque quando la pianta è povera di linfa circolante, in modo
che perda rigidità e turgore.
L'alternativa più valida è offerta dalla tecnica di intervenire con
ripetute potature e cimature per costruire, un breve tratto per volta,
ogni singolo ramo, o perlomeno la parte principale della sua struttura.
I germogli che portano i fiori si formano su rami
maturi, da gemme che durante l'estate non hanno avuto modo di
svilupparsi normalmente (perché bloccate da altre che invece crescono
all'estremità del ramo) e sporgono, grossette e sferiche, su dei
tubercoli di pochi millimetri o in cima a sottili "speroni"
lignificati.
Con un po' di attenzione tali gemme sono abbastanza riconoscibili
già alla fine della stagione vegetativa, pertanto è possibile salvarle
mentre si esegue la ristrutturazione del nostro bonsai in dormenza.
All'inizio della primavera, bisogna cerca di dare meno acqua possibile,
in modo da evitare che i germogli con i corimbi aoll'estremità si
allunghino troppo e portino i fiori oltre il margine della chioma.
Il biancospino non ama il terriccio in cui ristagni
l'umidità, mentre gli giova che sia regolare e costante. Un substrato
leggermente calcareo e ben drenante è quindi una sorta di assicurazione
contro i malanni all'apparato radicale dei soggetti coltivati in
vaso.
L'oidio è la più comune delle malattie fungine che colpisce
quest'essenza.
La "bolla" è una malattia che si manifesta deformando il
lembo delle foglie e colorandole dal rosso al viola nei punti colpiti.
Gli "animaletti" che aggrediscono il biancospino sono i
soliti afidi e la cocciniglia (soprattutto quella cotonosa), e vanno
combattuti con i mezzi consueti.
Non mancano bruchi e camole, ma le piccole dimensioni del nostro bonsai
e la possibilità quindi di tenerlo d'occhio, consentono di intervenire
con gli insetticidi adatti ai primi segni di guai.