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Galleria degli uffizi


part 1

Dalla piazza della Signoria, passando tra il palazzo Vecchio e la Loggia dei Lanzi, si arriva ad uno spazio modellato a ferro di cavallo dal grande palazzo degli Uffizi che scenograficamente si stende dalla piazza delia Signoria fino al fiume Arno. La costruzione risale al 1560 quando Cosimo I dei Medici affidò al suo architetto prediletto, Giorgio Vasari, il compito di realizzare un edificio dove riunire gli uffici pubblici del Granducato di Toscana: per questo motivo il palazzo fu detto, in antico fiorentino, degli Uffizi, nome che ancora conserva. L'architettura vasariana si ispira a temi rinascimentali riecheggianti Michelangelo e conserva i materiali tradizionali delle costruzioni toscane: la pietra grigia che si stampa sul bianco dell'intonaco. È a tre piani, dei quali l'ultimo era originalmente una loggia aperta, che riprendeva il tema del loggiato al pian terreno. Occorsero oltre venti anni per completare i lavori terminati dal Parigi e dal Buontalenti. Nelle nicchie esterne sono sistemate statue del secolo passato che celebrano i più noti uomini toscani.

part 2

Il piano terra e il primo piano del palazzo sono ancora oggi occupati da uffici e depositi della sovrintendenza oltre che dall'Archivio di Stato. L'entrata per il pubblico è sul lato sinistro accanto al palazzo Vecchio. Opere degli anni attorno al '50 del XV secolo sono considerati tra i capolavori di Andrea del Castagno che li aveva dipinti per una villa fuori città: Dante, Petrarca, Boccaccio, Pippo Spano, Farinata degli Uberti sono questi i primi nomi che ci vengono a mente tra i ritratti di questo straordinario ciclo d'affreschi. Ritornati nella saletta della biglietteria si prende per la porta a sinistra che immette nel breve corridoio alla fine del quale sono gli ascensori (poco capienti; solo 7 persone alla volta) e lo scalone monumentale.

venere

part 3

Al primo piano si trova il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe che è sistemato dove un tempo era il famoso Teatro Mediceo: solo la prima sala è aperta al pubblico con esposizioni temporanee del gran numero di disegni (oltre 100.000) raccolti in questo ricchissimo deposito. Al secondo piano si apre la vera e propria "Galleria" che raccoglie opere di pittura la cui varietà e ricchezza fa di questo museo uno dei più importanti luoghi di "pellegrinaggio" per gli studiosi e gli appassionati d'arte di tutto il mondo. L'origine della Galleria risale alla fine del '500 quando Francesco I dei Medici, appassionato di arte ed alchimia, decise di raccogliere all'ultimo piano di questo palazzo, in un'apposita stanza (la tribuna) tutti i dipinti, le statue, le curiosità e le antichità che costituirono il primo nucleo della Galleria degli Uffizi poi arricchita dai successori Medici e Lorena e finalmente passata allo Stato italiano. Si inizia coll'ammirare il primo lungo corridoio dove, sulla parete di sinistra, sono appesi bellissimi arazzi delle fabbriche fiorentine del Cinquecento ed allineate statue e sarcofaghi per lo più copie romane di originali greci a testimonianza del grande interesse rinascimentale per il mondo dell'antichità classica. Il soffitto è finemente decorato con affreschi del tardo Cinquecento opera di artisti fiorentini: questo tipo di decorazione molto sbrigliata, varia e fantasiosa ebbe grande fortuna nel Cinquecento e fu detta "grottesca" dal fatto che fu riscoperta in ambienti sotterranei

part 4

I dipinti sono raccolti nelle sale che si aprono alla sinistra dei corridoi e seguono un itinerario cronologico che va dal XII secolo fino al XVII secolo rappresentando dettagliatamente e con lavori di altissima qualità lo sviluppo delle arti attraverso i secoli, soprattutto in terra toscana. La prima sala a sinistra dove sono raccolti dipinti su tavola di artisti toscani del XIII-XIV sec., è dominata da tre grandi pale d'altare in tutto simili per misure, forma e soggetto ma differenti nell'esecuzione che è opera di tre artisti diversi qui messi a confronto. Duccio fu caposcuola dei pittori senesi e in questo dipinto, il senso di spirituale immaterialità nei corpi e nei volti della Madonna e degli angeli. Cimabue ha un senso più corposo della realtà nonostante il permanere di caratteri bizantini: il trono fortemente strutturato e lo si confronti con le leggere canne del trono di Duccio; da notare la più compatta aggregazione degli angeli attorno alla figura della Madonna con bambino. Cimabue fu il caposcuola fiorentino anch'egli alla fine del Duecento e tradizionalmente lo si vuole maestro di un grande allievo destinato poi a oscurarne la fama: Giotto.

part 5

La Madonna di Giotto è del 1311 circa ed appartiene quindi al periodo della maturità del maestro quando i due grandi cicli d'affreschi di Assisi e Padova erano già stati portati a termine. Si noterà come il trono questa volta è stato disegnato prospetticamente e come in questo trono prenda posto una Madonna non più immateriale od orientaleggiante; qui il chiaro-scuro modella la figura e la colloca in uno spazio che va al di là dell'oro del fondo. La profondità prospettica ed il disegno come base della pittura ci fanno intendere che Giotto è il vero iniziatore della grande arte toscana. Si continua sulla sinistra entrando nella sala dei senesi: qui sono raccolte opere dei fratelli Ambrogio e Pietro Lorenzetti e la stupenda Annunciazione di Simone Martini. Opera del 1333, quando Simone lasciò l'Italia per andare ad Avignone (Francia), mostra i caratteri della scuola senese che avevamo già visto in Duccio ma che qui sono ancora rafforzati. L'angelo, si presenta ad annunciare alla spaventata Madonna la nascita del figlio Gesù. L'occhio del visitatore può ammirare gli straordinari dettagli: il giglio, il vaso, i finti marmi ed il mosaico del trono della Vergine. L'opera è in collaborazione con Lippo Memmi che dipinse le figure dei santi ai lati.

part 6

Nella sala seguente sono raccolti dipinti del Trecento fiorentino che nel complesso riescono a dare un'idea organica di quella che fu la scuola di Giotto e delle successive esperienze nel corso del XIV secolo. Particolarmente interessanti gli innesti nordici (milanesi) che si trovano nella Pietà di Giottino e in Giovanni da Milano. Si entra poi nella sala del Gotico fiorito o gotico internazionale dove sono raccolte opere cronologicamente tra il XIV e XV secolo: la Tebaide di Gherardo Starnina e certi grandi dipinti di Lorenzo Monaco mostrano l'ascetismo e il senso del divino in figure dai colori chiarissimi mentre a queste fa riscontro la celebratissima Adorazione dei Magi che Gentile da Fabriano datò (maggio 1423) e firmò sulla predella.

part 7

L'Adorazione dei Magi era stata dipinta per uno dei più ricchi mercanti fiorentini, Palla Strozzi, che certo dovette amare tanta ricchezza e varietà. Ma gli esiti più importanti della cultura fiorentina si potranno seguire nella sala successiva dove sono raccolte opere del primo Quattrocento a Firenze. La Madonna e S. Anna opera di collaborazione tra Masolino da Panicalee il più giovane Masaccio. Di Masolino l'intero impianto ad eccezione della figura della Madonna con Bambino e l'angelo verde. Si noterà come Masaccio, rifacendosi a Giotto, riproponga la linea maestra del disegno, del chiaro-scuro e della prospettiva in un momento in cui lo scintillare dei colori e degli ori rischiava di far perdere il senso della forma che invece Masaccio riafferma con forza fino ad essere considerato il caposcuola del Rinascimento, nonostante la morte lo cogliesse a soli 27 anni. Davanti a questo dipinto ve n'è un altro molto famoso, ad opera di un grande artista del centro Italia: Piero della Francesca. Particolarmente interessato allo studio della prospettiva fino a scriverne trattati si interessò alla matematica e alla geometria come misura dell'universo in cui l'uomo si imponeva con forza come mostra nel famosissimo ritratto del condottiero ed umanista Federigo da Montefeltro, inconfondibile per il curioso naso che Federigo stesso volle fosse così tagliato in modo da poter vedere meglio con l'unico occhio che gli era rimasto dopo un disgraziato incidente di caccia. Nella stessa sala un altro notissimo dipinto di Paolo Uccello: si tratta della battaglia di S. Romano, vittoriosa per i fiorentini, che originalmente si presentava come trittico (le altre due parti sono ora a Londra e Parigi). Lo studio della prospettiva è qui molto accurato ed addirittura portato alle estreme conseguenze; a Paolo non interessa tanto la capacità unificatrice della prospettiva quanto le possibilità che questa scienza offre di creare visioni nuove e sconvolgenti. Molti i punti di vista, molti gli effetti ottici e di scorcio, incredibili e fantastici i colori che assecondano le geometriche figure di cavalli e cavalieri: il tutto per un effetto "metafisico" che tanto piacque agli artisti del nostro secolo.

part 8

Nella sala successiva parecchi dipinti della metà del XV sec.: Madonna col Bambino che Filippo Lippi dipinse attorno al 1465. Segue una sala con opere del Pollaiolo e del Botticelli. Si entra poi in una delle sale più spettacolari della Galleria dove le travi dell'antico Teatro Mediceo sono state riportate in vista e dove sono state esposte opere della seconda metà del XV sec. tra le quali colpisce l'enorme trittico al centro della sala che fu dipinto attorno al 1478 da Hugo Van der Goes per la famiglia fiorentina dei Portinari. Un senso di crudo realismo lo distingue da altre opere in questa sala e particolarmente il confronto andrà fatto con i dipinti del Botticelli per vedere come allo stesso tempo ma in parti diverse d'Europa l'espressione artistica fosse differente. Del Botticelli sono molte le opere qui esposte e particolarmente due sono notissime: la Nascita di Venere e la Primavera. La prima cosa che si noterà guardando la nascita di Venere, ad es., è il radicale cambiamento di soggetto: invece della Madonna in trono con i santi, come abbiamo visto fino adesso, il Botticelli propone un soggetto pagano, addirittura nudo, come Venere che, nata dai flutti del mare, viene sospinta verso la spiaggia dai venti; sulla spiaggia una figura femminile l'attende con un manto per proteggerla. Cercare di decifrare i significati nascosti dietro le leggere figure della Primavera è impresa ardua perché le interpretazioni che ne sono state date sono molteplici e discordanti. Sembra però che ci si possa, grosso modo, trovare d'accordo nel dire che la figura centrale (incinta) sarebbe Venere notare in alto il bendato Cupido (alla destra della quale tre figure si snodano: sono il Vento e Flora dalla cui combinazione nasce la fiotta Primavera) ed ancora più a sinistra Mercurio (la saggezza) scaccia le nubi dal cielo.

part 9

La sala seguente annovera dipinti del Quattrocento tra i quali spiccano quelli di Leonardo da Vinci. Sulla parete di fronte all'entità, a destra, è un Battesimo di Cristo opera del Verrocchio alla cui bottega Leonardo fece il suo apprendistato di pittore come qui già mostra nel volto dell'angelo inginocchiato che si distingue dalle figure del Verrocchio per il tratto delicatissimo e sfumato che semema si possa anche riconoscere nello sfondo con la vallata. La prima coera completamente di Leonardo è L'Annunciazione che seppure riprende l'iconografia tipica del tardo Quattrocento (1470-75).
L'attenzione per la natura la si noterà particolarmente nello studio dei fiori nel praticello, negli alberi dello sfondo e nelle ali dell'angelo che sono quelle di un uccello. Sempre di Leonardo la grande Adorazione dei Magi commissionata dai frati di S. Donato in Scopeto nel 1482 fu lasciata incompiuta quando Leonardo partì alla volta di Milano. La Madonna è al centro e tutt'attorno è un vortice di pastori e astanti dove anche i re magi si confondono.
Percorrendo un tratto del corridoio e si comincia ad ammirare gli arazzi francesi che illustrano le cerimonie e feste di Caterina dei Medici alla corte di Francia e poi sì entra nella Tribuna. È questa la sala che Francesco I volle per raccogliervi tutte le opere d'arte e che, arricchita dai successori, divenne una sorta di "camera delle meraviglie" dove gli stranieri di riguardo erano introdotti. La sala, nonostante ancor'oggi sia molto piena, è stata svuotata di molto materiale distribuito nei vari musei cittadini; qui rimangono alcuni straordinari lavori del Cinquecento come pure dell'antichità classica. Di quest'ultimo periodo sono tutte le statue tra le quali ricordiamo il Fauno e lo Scita ma soprattutto la cosidetta Venere dei Medici che, riscoperta nei pressi di Roma nel XVII sec., è una copia greca del III a. C. da originale prassitelico ed uno dei più bei pezzi di arte classica che ci siano in Firenze. Alle pareti dipinti del Cinquecento tra i quali ritratti dei Medici ad opera del Vasari e del Bronzino autore della famosissima Eleonora di Toledo.

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Da questa stanza si segue poi attraverso una serie di altre sale molto interessanti per gli sviluppi della pittura nel XV secolo fuori della Toscana. Di particolare interesse la sala del Carreggio, del Bellini e di Giorgione che con la loro opera preparano il terreno alla grande arte veneta del Cinquecento. Non si potrà inoltre scordare la sala dei tedeschi dove sono raccolte opere di Cranach e Durar. Si esce poi nel breve corridoio di raccordo tra le due ali del palazzo ed ammirando statue e sarcofaghi classici converrà trovare anche il tempo per uno sguardo fuori dalle finestre che mostrano il superbo scorcio degli Uffizi con il palazzo della Signoria e la Cupola del Duomo sullo sfondo. Dall'altra finestra una veduta delle colline col Forte di Belvedere e S. Miniato ed anche del fiume e dei ponti. Alla fine del raccordo ed all'inizio dell'altro lungo corridoio vi sono, una di fronte all'altra, due statue di Marsia superate le quali si entra nella prima stanza dove sono esposti dipinti del primo Cinquecento tra i quali il famosissimo Tondo Doni che Michelangelo eseguì attorno al 1505. Il soggetto è augurale essendo rappresentata la Sacra Famiglia che Michelangelo compose con originalissima contorsione dei corpi strutturati con forza plastica più scultorea che pittorica. Nella sala successiva sulla parete di destra la bellissima Madonna delle Arpie di Andrea del Sarto. Tra gli artisti richiamati dalla fama di Firenze ricordiamo il grande Raffaello Sanzio da Urbino che qui ebbe il suo apprendistato avanti di essere chiamato a Roma dove passò il resto della sua breve vita (morì a 37 anni) dipingendo tra le altre cose il ritratto del papa Medici, Leone X, che è qui esposto e che mostra l'avvenuta maturazione coloristica di Raffaello a Roma.

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Nella sala successiva diversi dipinti del periodo che si dice "manierismo" e che a Firenze ebbe uno dei massimi rappresentanti in Pontormo tra le cui molte opere ricordiamo la Cena in Emmaus. Seguendo si trova la sala di Tiziano. Qui ve ne sono esposte alcune ma di grande valore come la Venere di Urbino (1538). Nelle stanze che seguono sono capolavori delle regioni centro-settentrionali e tra gli artisti ricordiamo: il Parmigianino, Dosso Dossi, Sebastiano del Piombo e poi i grandi risultati veneti di Tintoretto, Veronese e Moroni. Si uscirà di nuovo nel corridoio e nelle altre sale che si aprono sulla sinistra si noteranno grandi pitture ad olio di Rubens, Van Dyck ed altri artisti italiani e stranieri del Seicento. Continuando si incontrerà la sala della Niobe dall'ampia architettura neoclassica di fine Settecento dove sono raccolte statue classiche del gruppo di Niobe ed i Niobidi (riscoperte a Roma nel XVI ma restaurate a Firenze nel XVIII sec.) e dipinti di Tiepola, Canaletto, Guardi e del francese Chardin. Continuando ancora si arriverà ad un'ultima sala con dipinti di Rembrandt e Caravaggio. Di quest'ultimo il Bacco Adolescente che è un capolavoro della giovinezza, dipinto nel 1589 a Roma, all'età di diciotto anni. Sempre del Caravaggio La Medusa, impressionante mostro dalla testa brulicante di serpenti, che fu dipinta su uno scudo da torneo per il Cardinal Del Monte, protettore dell'artista a Roma, e da questo poi regalata al Granduca di Toscana. E poi del Rembrandt, l'autoritratto senile: opera del 1664 tra le più avvincenti del grande maestro olandese che attraverso il potente chiaroscuro da il senso di una profonda introspezione psicologica. Tornando indietro per il corridoio si raggiungerà (a metà di questo) l'uscita e prima di scendere le scale si ammireranno due dipinti dello spagnolo Goya ed il cinghiale in marmo che è una copia romana di un originale ellenistico.

part 12

Cercare di decifrare i significati nascosti dietro le leggere figure della Primavera è impresa ardua perché le interpretazioni che ne sono state date sono molteplici e discordanti. Sembra però che ci si possa grosso modo trovare d'accordo nel dire che la figura centrale (incinta) sarebbe Venere alla destra della quale tre figure si snodano (sono il Vento e Flora dalla cui combinazione nasce la fiorita Primavera) mentre alla sinistra le tre grazie (le arti) danzano leggiadramente ed ancora più a sinistra Mercurio (la saggezza) scaccia le nubi dal cielo. La sala seguente è stata ordinata con dipinti del tardo Quattrocento tra i quali spiccano quelli di Leonardo da Vinci. Sulla parete di fronte all'entrata, a destra, è un Battesimo di Cristo opera del Verrocchio alla cui bottega Leonardo fece il suo apprendistato di pittore come qui già mostra nel volto dell'angelo inginocchiato che si distingue dalle figure del Verrocchio per il tratto delicatissimo e sfumato che sembra si possa anche riconoscere nello sfondo con la vallata. La prima opera completamente di Leonardo è L'Annunciazione che seppure riprende l'iconografia tipica del tardo Quattrocento (1470-75) già infonde un respiro nuovo alla natura ed alle cose avvolte nella calda atmosfera che le modella con dolcezza e le sfuma verso l'orizzonte.

part 13

L'attenzione per la natura la si noterà particolarmente nello studio dei fiori nel praticello, negli alberi dello sfondo e nelle ali dell'angelo che sono quelle di un uccello. Sempre di Leonardo la grande Adorazione dei Magi che campeggia al centro della parete di fronte all'entrata: commissionata dai frati di S.Donato in Scopeto nel 1482 fu lasciata incompiuta quando Leonardo partì alla volta di Milano dove doveva restare per circa 20 anni. La Madonna è al centro e tutt'attorno è un vortice di pastori e astanti dove anche i re magi si confondono. Uscendo dalla sala si percorre ancora un tratto del corridoio e si comincia ad ammirare gli arazzi francesi che illustrano le cetimonie e feste di Caterina dei Medici alla corte di Francia e poi si entra nella Tribuna. È questa la sala che Francesco I volle per raccogliervi tutte le opere d'arte e che, arricchita dai successori, divenne una sorta di "camera delle meraviglie" dove gli stranieri di riguardo erano introdotti. La decorazione, molto ricca e varia, risale alla fine del XVI sec. ed è opera del Buontalenti che, d'accordo con Francesco I, vi simbolizzò i quattro elementi che si trovano in natura: la terra (lo zoccolo ed il pavimento in marmo); il fuoco (il drappo rosso alle pareti); l'acqua (il soffitto di conchiglie e madreperla); l'aria (la lanterna con la rosa dei venti). La sala, nonostante ancor'oggi sia molto piena, è stata svuotata di molto materiale distribuito nei vari musei cittadini; qui rimangono alcuni straordinari lavori del Cinquecento come pure dell'antichità classica.

part 14

La decorazione, molto ricca e varia, risale alla fine del XVI sec. ed è opera del Buontalenti che, d'accordo con Francesco I, vi simbolizzò i quattro elementi che si trovano in natura: la terra (lo zoccolo ed il pavimento in marmo); il fuoco (il drappo rosso alle pareti); l'acqua (il soffitto di conchiglie e madreperla); l'aria (la lanterna con la rosa dei venti). La sala, nonostante ancor'oggi sia molto piena, è stata svuotata di molto materiale distribuito nei vari musei cittadini; qui rimangono alcuni straordinari lavori del Cinquecento come pure dell'antichità classica. Di quest'ultimo periodo sono tutte le statue tra le quali ricordiamo il Fauno e lo Scita ma soprattutto la cosidetta Venere dei Medici che, riscoperta nei pressi di Roma nel XVII sec., è una copia greca del III a.C. da originale prassitelico ed uno dei più bei pezzi di arte classica che ci siano in Firenze. Alle pareti dipinti del Cinquecento tra i quali ritratti dei Medici ad opera del Vasari e del Bronzino autore della famosissima Eleonora di Toledo della quale ci si fermerà incantati ad ammirare il ricamo dell'abito. Da questa stanza si segue poi attraverso una serie di altre sale molto interessanti per gli sviluppi della pittura nel XV secolo fuori della Toscana. Di particolare interesse la sala del Correggio e quelle dove sono esposte opere del Bellini e di Giorgione che con la loro opera preparano il terreno alla grande arte veneta del Cinquecento. Non si potrà inoltre scordare la sala dei tedeschi dove sono raccolte opere di Cranach e Durer, solo per citare i maggiori. Si esce poi nel breve corridoio di raccordo tra le due ali del palazzo ed ammirando statue e sarcofaghi classici converrà trovare anche il tempo per uno sguardo fuori dalle finestre che mostrano il superbo scorcio degli Uffizi con il palazzo della Signoria la Cupola del Duomo sullo sfondo. Dall'altra finestra una veduta delle colline col Forte di Belvedere e S. Miniato ed anche del fiume e dei ponti.

part 15

Alla fine del raccordo si entra nella prima stanza dove sono esposti dipinti del primo Cinquecento tra i quali il famosissimo Tondo Doni (foto sotto) che Michelangelo eseguì attorno al 1505 appunto in occasione dello sposalizio di questa famiglia. Il soggetto è augurale essendo rappresentata la Sacra Famiglia che Michelangelo compose con originalissima contorsione dei corpi strutturati con forza plastica più scultorea che pittorica. I colori sono purissimi e fortemente contrastanti ed il soggetto può leggersi anche come contrapposizione del mondo cristiano con quello pagano dei nudi sullo sfondo al di là del simbolico scalino. Nella sala successiva sulla parete di destra la bellissima Madonna delle Arpie di Andrea del Sarto, uno degli artisti fiorentini che fecero di questa città il punto di riferimento per tutta l'italia. Tra gli artisti richiamati dalla fama di Firenze ricordiamo il grande Raffaello Sanzio da Urbino che qui ebbe il suo apprendistato (come dimostra la Madonna del Cardellino che è composta e dipinta secondo gli insegnamenti della Firenze del primo Cinquecento) avanti di essere chiamato a Roma dove passò il resto della sua breve vita (morì a 37 anni) dipingendo tra le altre cose il ritratto del papa Medict Leone X, che è qui esposto e che mostra l'avvenuta maturazione coloristica di Raffaello a Roma. Nella sala seguente diversi dipinti del periodo che si dice "manierismo" e che a Firenze ebbe uno dei massimi rappresentanti in Pontormo tra le cui molte opere ricordiamo la Cena in Emmaus (parete di destra). Seguendo si trova la sala di Tiziano. Il più grande pittore di Venezia che visse un periodo lunghissimo producendo con la sua proverbiale velocità moltissime opere. Qui ne sono esposte alcune ma di grande valore come la Venere di Urbino (1538).
Vedi sotto

part 16

venere di urbino

venere di urbino

part 17

primavera

Tondo Doni

part 18

uffizi

Madonna con bambino

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Informazione:
Alcune opere descritte possono essere esposte in altre sale o prestate in musei di altre città o paesi.
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