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San Lorenzo


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Entrando nella piazza si noterà subito una statua su piedistallo: monumento del grande condottiero Giovanni dalle Bande Nere padre di Cosimo I dei Medici. Poi la facciata (incompiuta) della chiesa di S. Lorenzo che insieme ai chiostri, alla biblioteca ed alle cappelle funebri sul retro costituisce un complesso di grande importanza storica e artistica. La chiesa ha origini antichissime e risale addirittura al 393 come basilica Ambrosiana; nel sec. XI fu ristrutturata e poi, nel 1419, fu completamente rifatta su progetto del Brunelleschi ed a spese dei Medici che ne fecero in pratica "la chiesa di famiglia". L'interno è vasto e luminoso; la geometria dell'architettura, che è qui quasi una programmatica fuga prospettica di linee verso un centro ideale, viene accentuata dai chiari e semplici colori: il bianco dell'intonaco e il grigio delle membrature. Tra le opere d'arte converrà fermarsi ad ammirare, nella seconda cappella a destra, il bel dipinto manierista del Rosso Fiorentino che rappresenta Lo sposalizio di Maria; sempre nella navata destra di grande interesse il tabernacolo marmoreo con bella fuga prospettica, opera di Desiderio da Settignano (1470 ca); di fronte a questo uno dei due pulpiti (l'altro si trova simmetricamente opposto tra le colonne della navata sinistra) opera tarda e drammaticissima di Donatello e allievi con episodi tratti dalla Passione di Cristo; ai piedi dell'altar maggiore marmi colorati e grate metalliche in forma di cerchi indicano il luogo corrispondente alla tomba di Cosimo il Vecchio (detto Pater Pa-triae) che qui volle esser seppellito insieme all'amico Donatello.

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Nel transetto sinistro si apre una piccola ma preziosissima cappella: la cosidetta Sagrestia Vecchia, iniziata nel 1420 da Brunelleschi e decorata da Donatello. Al centro della cappella una lastra di marmo copre un sarcofago dove sono sepolti Giovanni Bicci e Piecarda Bueri (genitori di Cosimo il Vecchio) mentre sulla sinistra dell'ingresso un monumento funebre con i corpi di altri due Medici (Piero e Giovanni, figli di Cosimo il Vecchio e rispettivamente padre e zio di Lorenzo il Magnifico) si impone per la straordinaria fattura e per l'originalità. Il muro è sfondato dalla grande arca che sembra trattenuta in equilibrio dall'intreccio della rete bronzea finemente lavorata cosiccome le zampe di leone ed i motivi floreali. La firma, inconfondibile, è di uno dei grandi maestri del Rinascimento fiorentino: Andrea del Verrocchio. Percorrendo la navata in senso inverso si incontrerà sulla destra una porta tramite la quale si accede direttamente al Chiostro dalla semplice ma armoniosa architettura rinascimentale; immediatamente sulla destra si noterà una scala che porta alla Biblioteca Mediceo-Laurenziana. Fondata da Cosimo il Vecchio e poi arricchita dal nipote Lorenzo il Magnifico la biblioteca è una delle più importanti nel mondo per la collezione di codici e manoscritti antichi.

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L'architettura, posteriore alla collezione, è opera di Michelangelo e fu iniziata nel 1524. Di straordinario interesse è il vestibolo stretto ed alto dove le colonne si incassano e sbalzano sorrette da ricciute mensole e doVe la scala prorompe e si espande come fosse di liquida sostanza. Dopo il vestibolo si allunga la sala di lettura che, pure architettata da Michelangelo, presenta una decorazione ricchissima nel soffitto come nel pavimento. Usciti di nuovo sulla piazza si girerà attorno alla chiesa ed attraverso gente e bancarelle si arriverà all'ingresso delle Cappelle Medicee. Già dall'esterno l'edificio si mostra in tutta la sua grandezza che viene però subito contraddetta appena entrati nella cripta ribassata e forte dove, sul pavimento, sono disseminate lastre tombali dei Medici. Si tratta infatti del luogo sepolcrale eretto in aggiunta all'altro "cimitero" della famiglia che, come abbiamo visto, era l'adiacente chiesa di S. Lorenzo. I Medici seppelliti qui appartengono al ramo dei Granduchi iniziato da Cosimo I ed estintosi con Anna Maria Ludovica nel 1743.

San Lorenzo

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Le scale che si trovano al fondo della cripta si aprono, dopo pochi scalini, nell'immenso spazio della Cappella dei Principi. Di architettura barocca, ma razionalmente dosata, la cappella colpisce subito per le dimensioni e per lo scintillio inaspettato dei marmi. Iniziata nel 1601 dal Nigetti come spazio sepolcral-monumentale che glorificasse e perpetrasse la figura dei Granduchi la cappella, pensata senza risparmi, non fu mai completamente portata a termine come si nota da parecchi dettagli che lasciano trasparire rincompletezza dell'opera (es: molte statue nelle nicchie non esistono; la decorazione è sempre più povera man mano che si procede verso l'alto ecc.) e come d'altra parte si sa dal fatto che 5 Medici rimasero seppelliti nella cripta.

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I marmi provengono da diverse parti d'Italia e d'Europa e sono tutti intagliati e incastrati col sistema del "commesso a pietre dure" che è poi il mosaico tipicamente fiorentino fatto di tanti piccoli pezzi di marmi con colorazione naturale. Se qui tutto è pompa, vanità, magniloquenza ecco che appena scesi i pochi gradini che portano alla Sagrestia Nuova, tutto prende i toni della sommessa umana commozione di fronte al mistero della morte. La Sagrestia Nuova (cosidetta per distinguerla dalla Sagrestia vecchia del Brunelleschi ed allo stesso tempo vista come continuazione di quella) fu ordinata dal papa Medici Leone X nel 1520 per seppellirvi il padre e lo zio, Lorenzo e Giuliano il Magnifico, unitamente ad altri due membri della famiglia recentemente morti: Lorenzo duca d'Urbino e Giuliano duca di Nemours. La costruzione della cappella e la realizzazione delle statue fu affidata a Michelangelo che pur non portando a termine l'opera lasciò in questa una traccia così forte ed indelebile della sua arte da farne uno dei più grandi capolavori di tutti i tempi. Michelangelo pensò l'architettura e la scultura unitariamente come riflessione sui grandi ed irrisolvibili temi umani della vita e della morte.

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Le pareti sono fortemente contrastate dagli incassi e dagli aggetti delle membrature. Appoggiati a queste stanno i monumenti funebri dei due giovani duchi che vennero "ritratti" (Michelangelo avvisò che non si trattava però di "veri ritratti" e che d'altronde nessuno, dopo mille anni, avrebbe più ricordati i tratti del volto) l'uno come "Pensieroso" e l'altro come "Condottiero" in modo da farne sintesi della vita terrena che va comunque a concentrarsi (come lo sguardo dei duchi) verso l'Idea di salvezza rappresentata dalla Vergine col Bambino che sormonta la tomba dei Magnifici ed ai lati presenta S. Cosma e S. Damiano, patroni della famiglia medicea. Nella fascia sottostante, uno opposto all'altro, i due sarcofagi con e note figure di nudi distesi che sono tra i capolavori più alti di Michelangelo. Le figure sono quattro (due maschili e due fimminili) e rappresentano: La Notte e il Giorno quelle sulla destra (guardando 'altare); il Crepuscolo e L'Aurora quella sulla sinistra languidamente stese. La loro presenza in questa cappella sta a simboleggiare lo scorrere del Tempo che travolge e ridimensiona tutte le cose umane. Recentemente sono stati scoperti disegni originali di Michelangelo e allievi in un sottoscala al quale si accede dalla Sagrestia Nuova