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Palazzo Vecchio o della Signoria


Palazzo vecchio

Il palazzo fu iniziato alla fine del 1200 come sede dei Priori delle Artì (il cui Consiglio era appunto detto Signoria) e, secondo una tradizione attendibile, sotto la direzione di Arnolfo di Cambio che già aveva iniziata la Cattedrale. Il palazzo si presenta rustico nel bugnato forte e subito mostra il suo carattere di baluardo civile. Piccole eleganti finestre si aprono in questa austera costruzione che è sormontata dalla torre detta di Arnolfo (dal nome dell'architetto costruttore) audacemente appoggiata sul ballatoio a sbalzo. Il palazzo è stato, attraverso i secoli della storia fiorentina, la sede del potere cittadino: dapprima sede della Signoria, poi del Duca : Atene (1343), poi di Cosimo I granduca di Toscana che vi si insediò nel 1540 per trasferirsi dopo poco nella nuova residenza di Dalazzo Pitti (fu a quel tempo e per questa ragione che il palazzo della Signoria venne detto "vecchio"); tutti i successori di Cosimo ed anche i Lorena abitarono nel palazzo Pitti per cui è solo dal secolo passato che qui si insediarono di nuovo governi ed amministrazione fino a tutt'oggi che il palazzo è sede del Comune. Appena varcato il portone d'ingresso ci si trova in un grazioso cortile di architettura quattrocentesca ma rimodellato con decorazioni "manieriste" in occasione dello sposalizio di Francesco I con Giovanna d'Austria: fu in quella stessa occasione che per far cosa grata alla nuova regnante si dipinsero le pareti con vedute di città austriache. Nel centro del cortile una fontana con un puttino in bronzo che cerca di afferrare uno sgusciante pesce dalla cui bocca esce acqua. L'opera è del Verrocchio ma l'originale si trova ora all'interno del palazzo mentre qui è semplicemente una copia.
Oltrepassando il cortile sulla destra si sale una scala che porta al Salone dei Cinquecento: cosidetto dal numero dei componenti il Consiglio Generale del Popolo ai tempi del Savonarola il cui governo popolare si sostituiva al potere di Lorenzo il Magnifico dopo la cacciata dei Medici. Fu anzi proprio per accogliere questo grande numero di persone che si decise di costruire una sala tanto ampia che doveva poi essere decorata dai più grandi artisti del primo Cinquecento fiorentino. Le cronache ricordano come cosa meravigliosa, addirittura come "la scuola del mondo", i cartoni preparatori per gli affreschi delle battaglie di Cascina e di Anghiari che Michelangelo e Leonardo dovevano realizzare in competizione sui muri di questo salone e che sono andati purtroppo distrutti.
Il salone come lo si vede ora è, nella struttura, opera dei rifacimenti cinquecenteschi al tempo dell'insediamento di Cosimo I quando Vasari, il factotum artistico di Cosimo, rialzò il soffitto portandolo ai 18 metri attuali e confermò la pianta di 53 per 22. In occasione di una recente mostra il salone è stato riportato alla decorazione cinquecentesca che attraverso i secoli aveva subito codificazioni. Si potrà dunque notare che il salone era stato pensato come grande spazio per celebrare il principe mediceo la cui apoteosi si compie al centro dello stupendo soffitto a cassettoni decorato con storie della vita di Cosimo che si spiegano poi scenograficamente sulle pareti dove sono raccontate le battaglie vittoriose del principe la cui abilità di guerriero aveva un nobile e diretto precedente nella figura del padre, Giovanni dalle Bande Nere, e, mitologicamente, si rifaceva alla forza e alla giustizia di Èrcole le cui "fatiche", che girano intorno allo zoccolo, vi furono scolpite da Vincenzo de' Rossi a completamento del programma vasariano. Ricordiamo che fu la mente del Vasari a pensare l'intera decorazione e che i lavori furono portati avanti negli anni Sessanta del XVI secolo sempre per mano di Vasari ed aiuti. Tra le statue si noterà un gruppo marmoreo dove un giovane sottomette un vecchio barbuto: si tratta del Genio della Vittoria che Michelangelo aveva scolpito per la tomba del papa Giulio II e che dovette parere un argomento tanto interessante ed allegorico della forza giovanile del principe da porlo qui a completamento del programma. Sempre nello stesso salone, nell'angolo alla destra dell'entrata, si apre il piccolo ma preziosissimo Studiolo dì Francesco. Appassionato ricercatore della "pietra filosofale" con la pratica dell'alchimia che consisteva nella trasformazione dei metalli il principe si fece costruire e decorare con temi allegorici ed esoterici questa deliziosa stanza dove dietro i pannelli dipinti si nascondevano armadi con alambicchi, minerali e libri sull'argomento. La decorazione, del 1570 ca., fu affidata ai più noti artisti del tempo che, con la sovrintendenza di Vasari e Borghini, rappresentarono sugli sportelli le attività dell'uomo in relazione ai vari elementi (come ad es. "la pesca delle perle" di Alessandro Allori in relazione all'acqua o "il laboratorio di alchimia" dello Stradano in relazione al fuoco) mentre nelle nicchie prendevano posto statuette in bronzo di divinità mitologiche, opere di Giambologna ed altri artisti del tempo.
In alto, uno di fronte all'altro, i ritratti dei genitori di Francesco I: Cosimo ed Eleonora di Toledo. Dietro ad uno degli armadi si aprono pure delle piccolissime stanze segrete dette "il Tesoretto". La porta che si trova al lato opposto dell'entrata al salone dei Cinquecento conduce ai Quartieri di Leone X: fino a poco tempo fa chiusi al pubblico perché sede dell'amministrazione ma ora finalmente riaperti mostrano il proseguimento del programma vasariano qui volto alla glorificazione di quel ramo della famiglia medicea che da Cosimo il Vecchio aveva germogliato Lorenzo il Magnifico ed il figlio di questo, Giovanni, divenuto papa col nome di Leone X.
Ognuno ha una stanza completamente dedicata e completa di affreschi relativi a episodi e gesta famose. Dalla sala di Leone X, la più ampia con un bel pavimento, si sale al piano superiore per una scala alla fine della quale sulla sinistra si apre il Quartiere degli Elementi mentre sulla destra, dopo una stretta terrazza che da sul Salone dei Cinquecento, si entra nei Quartieri di Eleonora. Iniziando dalla sinistra si trova dunque il Quartiere degli Elementi così detto dalla prima ampia sala dove le pareti ed il soffitto sono decorate con scene allegoriche della mitologia e relative ai quattro elementi che si trovano in natura: terra, acqua, fuoco ed aria e dal cui sfruttamento e combinazione deriva la civiltà ed il benessere dell'uomo. Le sale più piccole che seguono e che sono, come quasi tutto il palazzo, opera di Vasari e aiuti, sono dedicate a divinità della mitologia classica che hanno riferimento alla fertilità, alla ricchezza ed alla civiltà. Si giunge poi ad una graziosia terrazza intitolata a Saturno (dal dipinto nel soffitto) dove è possibile spaziare con lo sguardo sullo straordinario panorama di Firenze.
erminata la visita di questo Quartiere si passerà a quello di Eleonora, la moglie di Cosimo I: gentildonna spagnola, di Toledo, aveva qui riservata la sua abitazione e quella delle ancelle e delle gentildonne del seguito. Nella prima sala si apre una cappellina dove Eleonora pregava, finemente decorata dal Bronzino; si segue poi in belle stanze tutte intitolate a donne famose della storia: le Sabine, Ester, Penelope e la fiorentina Gualdrada che rifiutò, per onor di virtù, di baciare l'imperatore Ottone IV. Si continua fino ad una cappellina dove Savonarola passò le ultime ore in preghiera e poi si arriva alla stupenda Sala dell'Udienza dal soffitto riccamente intagliato da Benedetto da Maiano e poi affrescata dal Salviati (1550-60). Una porta, intagliata in legno con ritratti di Dante e Petrarca, introduce poi alla Sala dei Gigli (cosidetta dalla decorazione in oro zecchino che riproduce appunto gigli): anche questa finemente lavorata nel soffitto presenta un grande affresco nella parete di fronte dove, attorno al 1480, il Ghirlandaio aveva ritratto personaggi dell'antica Roma (Bruto, Muzio Scevola, Cicerone ecc.) insieme al vescovo di Firenze S. Zanobi, seduto in cattedra. Sulla sinistra di questa parete una porticina immette a quella che fu la Segreteria del Machiavelli; sulla destra è invece la Sala delle Carte Geografiche che riproducono sulle ante degli armadi i vari paesi e continenti: al centro il "riassuntivo" mappamondo in cartapesta che è opera di Ignazio Danti (XVI sec.). Ritornati nella sala dei Gigli si attraversa la porta che si apre sulla parete di fronte a quella delle finestre per arrivare alle scale che portano prima al ballatoio e poi alla torre del palazzo da dove si può godere un panorama bellissimo. Nella torre si apre pure una piccola cella detta "Alberghinetto" dove furono imprigionati Cosimo il Vecchio (1433) prima dell'esilio e Savonarola (1498) prima della morte sul rogo in piazza della Signoria.
Palazzo vecchio
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