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Duomo e campanile

La Cattredrale (duomo)

Di fronte al Battistero si leva l'enorme mole della Cattedrale, interamente rivestita di marmi. Dedicata a Santa Maria del Fiore, (per abbinare l'aspetto religioso e quello civile essendo il "fiore" nient'altro che l'allusione all'antico nome della città), la cattedrale fu iniziata, sui resti dell'antica chiesa di S. Reparata, nel 1296 ad opera di Arnolfo di Cambio il quale tracciò l'ampio perimetro che, in pianta, sembra riprodurre appunto un "grande fiore" il cui stelo è costituito dalle navate e la corolla dalle cappelle radiali che vi si innestano. I lavori andarono avanti, col contributo di tutta la popolazione e particolarmente delle ricche corporazioni di lavoro, per circa un secolo e mezzo ed una lunga serie di artisti e capomastri si avvicendò nella costruzione di quelle mura che potevano dirsi portate a termine solo nel 1436 quando il papa Eugenio IV consacrava la cattedrale. I lavori non erano però terminati e la decorazione dell'interno e dell'esterno impegnò ancora molte generazioni di artisti fino al secolo passato quando (attorno al 1870) l'architetto Emilie De Fabris non progettò e realizzò la facciata in stile neo-gotico come era di moda a quel tempo.
In precedenza una vera e propria facciata non era mai esistita nonostante i molti progetti che furono fatti. Entrando per la porta principale si accede all'interno che subito si presenta forte e massiccio nelle pesanti zone di penombra che lo caratterizzano.
Con archi ogivali e volte a crociera l'architettura si ispira ai modelli gotici ai quali aggiunge però la solidità della tradizione fiorentina con il risultato di uno stile particolare appunto detto "toscano-gotico".
Sulla destra, appena entrati, ai piedi della parete è la lastra tombale del Brunelleschi ed in alto un busto a lui dedicato; sulla sinistra segue quello di Giotto. Sulla parete di fronte altri due busti dedicati a insigni artisti che lavorarono alla cattedrale: Arnolfo di Cambio e Emilio De Fabris.
Nella facciata interna, alzando gli occhi, si noterà un grande orologio ai cui lati sono dipinte teste di profeti, opera di Paolo Uccello del 1 443. I numeri, romani volgarizzati, dividono il quadrante in ventiquattro spicchi corrispondenti alle ore del giorno: dal basso in alto, in senso antiorario, si muove l'unica grande lancetta che indica le ore dopo il tramonto.
Avanzando, sulla destra, si noterà una scala che scende ai resti dell'antica cattedrale di S. Reparata tornati alla luce dopo il 1966. Probabilmente fondata nel IV-V secolo fu poi distrutta nel 1375 per far posto alla nuova cattedrale sorgente. Vi si trovano resti come marmi, ceramiche, affreschi e mosaici di diversi periodi ed anche parecchie lastre tombali tra le quali fu rinvenuta quella del Brunelleschi.
Risaliti alla cattedrale si noterà il bel pavimento marmoreo cinquecentesco e poi si attraverserà la navata per ammirare, sulla parete sinistra, i due bellissimi affreschi (staccati, trasferiti su tela e poi appesi al muro) di capitani di ventura assoldati dalla città di Firenze. Si tratta di due capolavori del Rinascimento fiorentino dipinti da Andrea del Castagno (quello sulla sinistra) e da Paolo Uccello (quello sulla destra). Il primo raffigura Niccolo da Tolentino, vincitore della battaglia di S. Romano, e risale al 1456. Il secondo, datato 1436, raffigura invece un capitano di ventura straniero (John Hawkwood) che i fiorentini preferirono però chiamare, con felice assonanza, Giovanni Acuto.
Gli affreschi sono veri e propri monumenti equestri: solo che il marmo e il bronzo abituali sono qui finti con l'uso dei colori bianco e verde. Nei pressi, vicino a uno dei pilastri, è stata provvisoriamente collocata una copia della Pietà di Michelangelo in attesa che la parte della chiesa attualmente in restauro sia riaperta. Avanzando, sempre sulla parete sinistra, si incontra un interessante dipinto di Domenico di Michelino (1465) con Dante che tiene aperto il libro della Commedia donde emana luce su Firenze (sullo sfondo il Purgatorio; a sin. l'Inferno; in alto il Paradiso). Avanzando ancora si arriva alla fine della navata che sbocca in un ampio transetto al centro del quale è un vasto spazio sormontato della gigantesca cupola (91 mt. d'altezza; 45 mt. di larghezza).
Che la cattedrale dovesse essere completata con un'ampia cupola era già nelle intenzioni dei primi costruttori ma il problema vero si presentò al momento della realizzazione, attorno al 1420, quando tutto era ormai pronto per la grande impresa. Dei molti progetti esaminati dall'apposita commissione nessuno dava garanzie sufficienti ad una buona riuscita dell'operazione. Il problema, essenzialmente tecnico, consisteva nell'impossibilità di realizzare la tradizionale impalcatura in legno sulla quale doveva appoggiarsi il peso delle pietre e dei mattoni. Filippo Brunelleschi, che già si era messo in luce come scultore nel concorso per la porta del Battistero, pensò allora ad una soluzione totalmente nuova: propose di realizzare una cupola senza impalcatura di sostegno affidandosi a un sistema che aveva dedotto dallo studio dell'architettura classica e che consisteva nel disporre pietre e mattoni in un gioco d'incastro detto a spinapesce per cui la cupola, rinunciando al sostegno, sarebbe cresciuta su se stessa, a cerchi concetrici e sempre più stretti fino alla chiusura in alto. Dapprima giudicato un progetto folle venne poi accettato dalla commissione la quale però affiancò al Brunelleschi il saggio e misurato Ghiberti.
Insofferente a questa presenza il Brunelleschi fece di tutto per liberarsene e mostrare che il merito del risultato era tutto suo. Inventò macchine per sollevare il materiale da costruzione e per circa 15 anni lavorò insieme agli operai sospeso sul baratro calcolando e misurando pietra per pietra. Nel 1434 l'impresa era terminata e destò vasta eco e ammirazione sintetizzabile nella frase dell'Alberti che commentava la cupola: "erta sopra i cieli, ampia da coprire con sua ombra tutti i popoli toscani".
Alla fine della navata destra, vicino al transetto, c'è una porticina per la quale si accede alla scala (463 gradini) che porta fino in cima alla cupola: la salita è faticosa ma vale la pena di farla se non altro per il panorama ma anche, e soprattutto, per comprendere il sistema costruttivo adottato dal Brunelleschi (da un certo punto si cammina infatti nell'intercapedine tra la cupola interna e quela protettiva esterna) oltre che per ammirare da vicino l'affresco della cupola realizzato negli anni '70 del XVI secolo da Vasari, Zuccari ed altri artisti "manieristi" che vi dipinsero scene del "Giudizio Finale". Nel tamburo sono delle belle vetrate originali del XV secolo su cartoni di grandi artisti rinascimentali come Ghiberti, Donatelle, Paolo Uccello. Sotto la volta della cupola un recinto marmoreo ottagonale al centro del quale si trova l'altar maggiore: opera manierista realizzata nel XVI secolo dal Bandinelli. Sempre sotto la cupola, nel 1478, si consumò la congiura dei Pazzi Intesa a uccidere i membri più prestigiosi della famiglia dei Medici: il giorno di Pasqua, al momento dell'Elevazione, Giuliano il Magnifico venne assassinato mentre il fratello Lorenzo trovava scampo dietro la porta in bronzo della Sagrestia, opera di Luca della Robbia.
Nel transetto sinistro si apre una piccola cappella dove era conservata la Pietà di Michelangelo, (ora al Museo dell'OPA). La Pietà rappresenta la discesa del corpo di Cristo dalla croce aiutato dalle pie donne e da Nicodemo. Esistono quattro differenti Pietà di Michelangelo: quella di Roma, quella all'Accademia di Firenze, questa della cattedrale, e l'ultima che si trova nel palazzo Sforzesco di Milano. La Pietà della cattedrale è un'opera dell'età avanzata, scolpita attorno al 1550 all'età di 75 anni. Michelangelo aveva pensato di porla sopra la sua tomba e per questo aveva scolpito nel volto dell'uomo incappucciato l'autoritratto. Come si nota l'opera, di forte contenuto drammatico, è rimasta incompiuta ed anzi Michelangelo in parte la danneggiò a martellate (la gamba sinistra del Cristo manca) insoddisfatto del marmo e del lavoro. Fu un allievo, Tiberio Calcagni, che la rifinì nella figura della Maddalena (a sinistra) piuttosto fredda e staccata.

Il campanile

Iniziato nel 1334 da Giotto fu portato a termine pel 1359 da allievi del maestro dopo la sua morte avvenuta nel 1337. Giotto aveva previsto un coronamento a guglia che fu poi cambiato dai successivi architetti con l'attuale terrazza orizzontale. Alto e slanciato (89 mt.) il campanile è progressivamente alleggerito verso l'alto da ampie trifore. Attorno al basamento girano bassorilievi (per ragione di conservazione gli originali sono ora nel Museo dell'OPA) che simboleggiano la civiltà dell'uomo, i pianeti, le virtù, le arti liberali e i sacramenti che presiedono alla vita e alla civilizzazione stessa. Più in alto ancora, nelle nicchie, si trovano statue di profeti i cui originali sono pure nel museo dell'OPA. Anche qui è permessa la salita fino alla terrazza: meno interessante di quella della cupola.

Duomo Firenze
Campanile di Giotto
Effige OPA

Opera del Duomo

Girando attorno alla cattedrale si giunge a un palazzo che si distingue dagli altri per l'ampio portone sormontato da un busto di Cosimo 1 de Medici: è la sede del Museo dell'Opera del Duomo che raccoglie interessanti opere d'arte provenienti dalla Cattedrale, dal Campanile e dal Battistero. Traversando il cortile, dove sono statue barocche che ornavano l'antico altare del Battistero, si entra nel vestibolo con bassorilievi marmorei del XVI secolo provenienti dal coro del Duomo e girando a sinistra si entra nella sala dell'antica facciata del duomo. Qui sono raccolte le sculture recuperate dalla demolizione della primitiva facciata avvenuta nel 1587 e sulla destra dell'entrata è un disegno che mostra appunto l'antico progetto e le nicchie dove trovavano posto le statue ora qui esposte. Ce ne sono di molto antiche (del XIII sec.) per mano dello stesso Arnolfo di Cambio che diede il via ai lavori della cattedrale: particolarmente interessanti quelle di S. Reparata, della Madonna col Bambino e del Papa Bonifacio VIII tutte quasi astrattizzate in una ricerca essenziale di volumi. Ci sono poi quelle "più moderne" (XV sec.) di Nanni di Banco e di Donatello che rappresentano gli evangelisti Luca e Giovanni e molte altre ancora: nella saletta attigua oreficerie e reliquiari. Uscendo dalla sala si dovrà poi salire al piano superiore ma prima, a metà scala, si incontrerà la straordinaria Maddalena di Donatello che fino al 1966 si trovava nel Battistero ma che dopo i restauri dell'alluvione fu qui portata per motivi precauzionali. Opera tarda e fortemente drammatica fu scolpita in legno e poi colorata con striature d'oro che al lume fioco delle candele dovevano accentuarne la tragica vibrazione. Alla fine delle scale si entra nella sala delle cantorie dove appunto sono esposti i due capolavori di Luca della Robbia e Donatello. Pressoché contemporanee degli anni trenta del XV secolo le due cantorie, che si trovavano nel Duomo, sono qui collocate a raffronto di due diversi ideali del classico: quello apollineo della riposata, geometrica, finissima opera di Luca opposto al dionisiaco, sfrenato, luccicante danzare dei putti nella cantoria di Donatello. I pannelli originali di Luca sono esposti sotto la ricostruzione della cantoria, a altezza d'uomo per far meglio apprezzare al pubblico i delicatissimi passaggi e le finezze del prodigioso scalpello dell'artista. La cantoria è ispirata al salmo CL di Re David e raffigura fanciulli che danzano, cantano e suonano. In questa stessa sala sono inoltre esposti gli originali delle 16 statue di profeti che ornavano le nicchie alte del campanile e che sono per la maggior parte opere di Donatelle. Passando nella saletta attigua si noteranno disposte tutto attorno alle pareti le formelle originali del Campanile di Giotto che, passando dall'attività meccanica alle arti, dalla religione all'astrologia, dalla creazione del mondo alla musica, spiegano la visione del mondo medievale. Allo stesso piano, ma in un'altra sala, l'altare del Battistero d'argento con dorature e smalti, capolavoro dell'oreficeria gotica poi completato nel '400 con l'apporto di grandi artisti come il Pollaiolo e Andrea del Verrocchio.