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Battistero di S.Giovanni


Battistero

Nell'area dove oggi sorge il BATTISTERO DI S. GIOVANNI fin dall'antichità si trovava un edificio romano di grande importanza forse un tempio di Marte, che attraverso i secoli e le generazioni rimase un punto di riferimento per i fiorentini. Tanto è che la sua ristrutturazione dei sec. XI-XII, cioè la forma attuale della costruzione, conservò i caratteri della misura, della geometria e del ricco rivestimento marmoreo tipici dell'antica cultura romana.
Dal 1059 al 1128 fu cattedrale di Firenze, forse in occasione dell'ampliamento della prospicente e antica chiesa di S. Reparata; ma una ve ta ultimati i lavori fu decisa la sua definitiva destinazione a Battistero ed all'interno venne sistemato il fonte dove per secoli furono battezzati i fiorentini. L'antico fonte, che si trovava proprio al centro dell'edificio e ne ripeteva con la sua forma ottagonale la pianta, fu smantellato nel corso del Cinquecento per far spazio ad una cerimonia battesimale della famiglia medicea: oggi rimane sul pavimento solo il perimetro che contorna un marmo rosato al centro del quale consigliamo di porsi per ammirare l'interno del Battistero. Le pareti sono ripartite regolarmente con colonne monolitiche per lo più provenienti da altri edifici; sopra le colonne gira una loggetta detta "matroneo", originalmente riservata alle donne, dalla quale penetra la poca luce che illumina il Battistero. Il pavimento, leggermente depresso rispetto al piano della strada, è riccamente decorato con marmi a tarsia che riproducono motivi di tappeti orientali ed anche orientaleggianti sono parecchie delle figure umane o animali sul pavimento stesso. Accostati alle pareti si trovano alcuni sarcofaghi romani e Tstimonianze dell'antica origine di questo edificio esistono anche sotto il pavimento, nei sotterranei, dove si scavò agli inizi del secolo. Tra le opere più interessanti si trova, tra due colonne, a destra dell'altare il sepolcro dell'antipapa Giovanni XXIII che morì nel 1419 a Firenze e per il quale Donatello scolpì la statua giacente sotto il baldacchino. Alzando lo sguardo si è poi colpiti dalla scintillante cupola interamente lavorata a mosaico da maestranze veneziane e fiorentine nel corso del XIII secolo.
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Si tratta di una tecnica pittorica consistente nell'accostare, fissandole alla malta del muro, migliaia di piccole "tessere" colorate che qui disegnano una gigantesca figura di Cristo Giudicante, di tipo ancora fortemente bizantino, alla destra del quale vengono assunte le anime pie destinate al Paradiso mentre alla sua sinistra è un'immagine fortemente drammatica dell'Inferno dove sono ricacciati i peccatori. Attorno a questa scena del Giudizio Finale si svolgono storie dell'Antico e del Nuovo Testamento. Uscendo ci si soffermerà ad ammirare la prima delle tre porte bronzee che abbelliscono il battistero e che fu fusa da un maestro veneziano dopo che Andrea Pisano, allievo di Giotto, l'aveva modellata in cera nel 1330 illustrando nelle 28 formelle gotiche le storie di S. Giovanni Battista, patrono di Firenze e "divo" della costruzione.
Nel 1401, prima di affidare la realizzazione della seconda porta bronzea, si bandì un concorso che vide impegnati molti valenti scultori nello svolgimento di una formella con l'episodio del Sacrificio d'Isacco che avrebbe dovuto poi essere giudicata da un'apposita commissione. Dopo lunghe discussioni la scelta si restrinse a due nomi: Brunelleschi e Ghiberti. Fu quest'ultimo che alla fine risultò vincitore sulla base della maggior raffinatezza ma anche il lavoro del Brunelleschi aveva destato grande impressione tanto che si decise di conservare le due formelle, ancor'oggi affiancate per il confronto nel museo del Bargello.
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Fu così affidata al vincitore Ghiberti la realizzazione della seconda porta che impegnò per oltre venti anni (1403/1424) tutta la "bottega" del maestro composta da grandi ma ancor giovani artisti come Donatello e Paolo Uccello. Ghiberti ripetè lo schema della prima porta usando le stesse 28 formelle gotiche dove però svolse il tema del Nuovo Testamento animandolo della sua raffinata tecnica.
Visto il grande successo di questa opera appena un anno più tardi l'Arte dei Mercanti affidò allo stesso Ghiberti, questa volta senza concorso, la terza ed ultima porta che adesso fronteggia la cattedrale. Dal 1425 fino al 1457, per 27 anni dunque, da aggiungere ai ventuno dell'altra porta, Ghiberti e la sua bottega lavorarono a questa che sarà poi detta da Michelangelo la Porta del Paradiso. Saltato qualsiasi schema tradizionale il Ghiberti raggruppa in più ampi pannelli, dieci per l'esattezza e tutti di forma rettangolare, diversi episodi dell'Antico Testamento che gli erano stati suggeriti dal grande umanista Leonardo Bruni. La varietà e la ricchezza dei riquadri non si può facilmente riprodurre con le parole ed un'attenta visita è consigliata se non si vuoi perdere la bellezza dell'opera che non sta solo nell'insieme ma anche e soprattutto nel fascino dei dettagli quali paesaggi, figure, grandi architetture che affondano in prospettive lontane e che sono il risultato di una raffinata opera di cesello.

Attorno ai pannelli preziose nicchie raccolgono figure bibliche di profeti e sibille e piccoli tondi ospitano testine una delle quali è l'autoritratto di Ghiberti (calvo, sulla sinitra al centro della porta) mentre quella accanto è il ritratto del figlio Vittorio che realizzò la bella cornice in bronzo con motivi animali e floreali che racchiude la porta. Le porte furono, unitamente ad altri capolavori cittadini, nascoste in tempo di guerra ed in quell'occasione si procedette alla ripulitura ed al restauro del bronzo che fu riportato all'antica splendida doratura che oggi si può di nuovo ammirare.