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Stili Bonsai


Quali sono?

In questa pagina possiamo "vedere" come sono i principali stili per un Bonsai e le loro alternative Seguendo le figure (alcune sono mancanti) si può vedere come impostare una pianta. E' molto importante sapere che alcune varietà non si assoggettano a uno stile diverso da quello che la natura può conferire alla pianta Un rinvaso o dieci rinvasi vanno fatti con lo stesso amore. Non trascuriamo niente, si potrebbe compromettere la vita del nostro Bonsai.


La visuale
visione
Ecco come la pianta si presenta al nostro sguardo se ci posizioniamo come se dovessimo vedere una pianta dei nostri parchi o nei nostri viali.

Vediamo che...

Le Radici: sono affioranti, che si affondano gradatamente nel terreno.
Il Tronco: un tronco robusto e conico, e per conico, si intende un tronco che si restringe di diametro mano a mano che ci si avvicina all'apice.
Una corteccia dall'aspetto rugoso che conferisce una impronta vetusta ed imprime all'albero una forte personalità.
I Rami: i rami principali devono essere distribuiti in modo molto naturale.
La Chioma: la chioma deve essere un insieme di piccoli rami, giusta continuazione del rimpicciolimento dei rami secondari, fitta e allo stesso tempo leggera in modo da far filtrare agevolmente aria e luce.

Stile Eretto Formale (CHOKKAN)

Formale
La caratteristica più evidente di questo stile è rappresentata dal tronco principale perfettamente diritto. A circa un terzo della sua altezza si diparte a destra o a sinistra del fusto il primo ramo. ad un terzo della rimanente altezza, cioè tra il primo ramo e l'apice, si diparte il secondo ramo nella direzione Opposta al primo.Il terzo ramo. posizionato ad un terzo della rimanente porzione di tronco al di sopra del secondo ramo, cresce verso il retro.La crescita alternata destra, sinistra e retro si ripete con le stesse regole sino alla cima dell'albero, diminuendo sempre più la distanza tra i rami stessi. I rami di un albero diritto saranno anch'essi diritti.

Stile Eretto Informale (MOYOGI)

Informale
Anche questo stile cresce verso l'alto, cioè in modo eretto. A differenza del precedente stile, non ha il tronco principale e i rami rigorosamente diritti, bensì sinuosi. L'andamento del tronco può avere curve più o meno marcate, o anche solo un accenno di sinuosità che lo differenzia dallo stile eretto formale.La verticale tracciata dalla punta dell'albero a terra, cade al centro della base dell'albero. Anche in questo caso il carattere dei rami deve seguire quello dettato dal tronco. La distribuzione dei rami sul tronco segue le stesse regole prima citate di alternanza, dimensione e lunghezza. I rami sono disposti sempre in prossimità della curva nella parte esterna. Questo stile, di gran lunga il più usato, rappresenta la stragrande maggioranza degli alberi che si trovano in natura; si tratta di alberi che crescono con andamento eretto, ma non perfettamente diritto, come il maestoso olmo che solitario in mezzo alla pianura, in un ambiente ricco di acqua e nutrimento, si è sviluppato con forma ampia e globosa; o il pino silvestre delle alpi che tra neve e bufere si è modellato con tormentata siluette.

Semi Cascata (HAN-KENGAI)

Semicascata han-kengai

Una ulteriore inclinazione ci fa arrivare allo stile semi cascata L' aspetto è quello di un albero con il tronco adagiato, i rami e l'apice che si abbassano all'esterno del vaso in modo vistoso, in alcuni casi quasi a toccare il piano di appoggio del vaso Alberi con queste fattezze in natura si trovano in luoghi al limite della vivibilità, come ad esempio l'ultimo avamposto di vita verso la cima delle montagne, dove gli alberi hanno andamento prostrato quasi strisciante e si modellano appiattiti sui bordi delle rocce.

Cascata (KENGAI)

cascata

Si aggiunge al precedente stile. Tutto ciò che cresce verticalmente durante la corta stagione vegetativa viene abbassato e appiattito dalla grande quantità di neve del lungo periodo invernale. La verticale tracciata dall'apice dell'albero al terreno cade fuori dalla base del tronco. La massa fogliare è praticamente tutta al di fuori del vaso ed assomiglia ad un albero che cresce capovolto. Naturalmente anche questo stile è stato osservato in natura; il riscontro lo troviamo negli alberi che vivono sui dirupi o nelle gole delle valli strette e profonde dove un piccolo anfratto roccioso e un pugno di terra hanno offerto la possibilità ad un seme di germinare.

I fondamentali..

Questi sopra menzionati sono gli stili fondamentali.Le forme e le regole che li governano sono fondamentali per una buona riuscita del soggetto. Molte volte le regole non sono applicabili alla lettera, però vale la pena che siano usate e rispettate, per lo meno all'inizio. A qualcuno può apparire scolastico o accademico l'utilizzo di queste regole per il timore che la loro applicazione porti a realizzare bonsai ripetitivi; non è vero, state pur tranquilli che, nonostante la ripetitività dei gesti e delle regole applicate, realizzerete bonsai sempre differenti. Le varianti agli stili fondamentali: Così come partendo dall'albero perfettamente diritto ed apportando ad esso successive modifiche siamo passati attraverso i cinque stili fondamentali, così partendo da questi primi cinque ed apportando loro alcune varianti avremo una gamma di stili derivati da quelli fondamentali.

in più Scopa (HOKIDACHI)

Possiamo pensarlo come una variante dello stile eretto con la variante che tutti i rami partono dallo stesso punto. Anche se sembra di facile realizzazione non è abbastanza semplice trovare il soggetto adatto. I rami si dividono in rami secondari sempre più piccoli con lo stesso andamento di quelli principali proprio come la saggina usata per le scope. A differenza dello stile eretto formale, i rami si dipartono pressappoco dallo stesso punto e sono più o meno della stessa lunghezza.


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Stile a vento (FUKINAGASHI

a vento

Questo stile caratterizza l'albero che vive nella particolare situazione dell'essere continuamente colpito dal vento.Un chiaro esempio è dato dall'albero che si trova su di una scogliera: tutti i rami che si trovano nella scia del vento riescono a sopravvivere o comunque si modellano secondo quella linea; i rami che crescono contro vento vengono inevitabilmente frenati nella crescita o strappati. Uno stile inclinato posto sotto vento dovrà dunque avere il ramo principale dalla stessa parte della inclinazione dell'albero che si protende nella direzione del vento.

Stile su Roccia (ISHITSUKI)

Lo stile su roccia rappresenta un albero che, nato vicino ad una piccola roccia o sopra di essa. ha imbrigliato con le sue radici la roccia stessa. protende verso l'esterno da un anfratto della medesima. Come ci suggerisce il nome stesso, questo albero è aggrappato alla roccia. La roccia offre un anfratto, una concavità o una fessura dove vengono ospitate le radici proprio come accade in natura


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Stile Aggrappato alla Roccia (SEKIJOJU)

Quando la roccia è così grande da divenire il punto focale della composizione, l'albero è piantato su di essa o si protende verso l'esterno da un anfratto della medesima (figura a sinistra). Come ci suggerisce il nome stesso, questo albero vive aggrappato alla roccia. La roccia offre un anfratto, una concavità o una fessura dove vengono ospitate le radici proprio come accade in natura.


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Tronco alla Deriva (SHARIMIKI)

Questo pittoresco nome è la traduzione dall'inglese driftwood, termine che gli americani hanno a loro volta tradotto dal giapponese. È un albero che presenta essenzialmente una gran parte di legno secco e sbiancato, proprio come il legno alla deriva lavorato dai flutti e sbiancato dalla salsedine, soprattutto nella parte basale del tronco. E' un bonsai di grande effetto scenico, sia per il contrasto del bianco della ceppaia con il verde della chioma che la sormonta, sia per il messaggio di albero vissuto tenacemente contro le avversità della natura che lo hanno così forgiato

Tronco Avvolto BANKAN

Questo stile rappresenta, con i contorcimenti del fusto principale, quegli alberi che hanno subito forti condizionamenti ambientali, ma continuano a sopravvivere ad essi. Forte ai raggi solari, pressione prolungata di un manto nevoso, forti turbinii di vento sono i responsabili di queste pittoresche forme.

Tronco a Spirale (NEJIKAN)

La vena di corteccia che si avvolge a spirale irregolare sulla struttura portante ormai secca e sbiancata del legno caratterizza questo stile. Tipica forma dei ginepri di alta montagna o di quelli delle scogliere battute dal vento.

Stile tronco scavato (SABAMIKI)

La parte morta con il passare del tempo secca e si deteriora.Deteriorandosi marcisce e si sfalda lasciando posto ad una cavità all'interno di una struttura di fibre vive che continuano a sostenere e a nutrire i rimanenti rami che costituiscono la chioma. È realizzabile scavando con una sgorbia il tronco di quei soggetti che hanno già una chioma sbilanciata e quindi difficilmente utilizzabili in altro modo. Un'altra via, un po' più drastica, è quella di asportare metà dell'albero in senso longitudinale per poi svuotarne il tronco.

Stile literati (bunjing)

Litterati

Altro stile literati così de nominato dalla traduzione literaty = erudito. Era lo stile amato dalla gente di cultura,come pittori, poeti, dotti, letterati. L'albero viene rappresentato nei suoi elementi essenziali, in poche parole è la traduzione in materiale vivente di quell'esile albero, o meglio dell'idea di albero che troviamo nelle antiche pitture giapponesi.

Alberi in gruppo

Se mettiamo assieme più alberi tra loro, otteniamo delle forestine o composizioni di alberi di gruppo.Queste composizioni, a parte lo stile madre-figlio composto da due soggetti, di solito comprendono un numero di clementi dispari, da gruppi a numero ristretto, ad esempio tre, cinque o sette elementi o da gruppi consistenti in più di venti elementi. Vale la pena ricordare che può capitare che il numero di soggetti in una forestina sia pari. ad esempio sei. sarà ben difficile trovarne una con quattro elementi! Il numero quattro, così come per noi occidentali i numeri 13 e il 17 vengono evitati dai superstiziosi,non è quasi mai presente in Giappone perché ha lo stesso suono della parola morte. Non esiste la camera numero quattro in albergo. nella numerazione dei piani di un palazzo si passa dal terzo al quinto piano, non esiste il tavolo numero quattro al ristorante, non ci sono quattro alberi nelle forestine bonsai.

Stile Madre-Figlio (KORABUKI)

Così chiamato perché composto da due soggetti con le stesse sinuosità e andamento di crescita, uno più grande e uno più piccolo che danno l'idea di una madre che tiene vicino a sé il figlio. La base dei due tronchi è molto ravvicinata e certe volte può essere la stessa. In questo secondo caso ciò è realizzato piantando i soggetti così vicini che dopo qualche anno si fondono alla base. Altra tecnica per ottenere ciò,è quella di sfruttare un pollone alla base per costruire il soggetto più piccolo (il figlio).

Alberi in Gruppo Singoli (YOSEUE)

alberi in gruppo

Quando il numero dei soggetti è superiore a tre, si realizza una forestina.Questo insieme di alberi è caratterizzato dall'avere di solito uno o due alberi principali (i più grossi naturalmente) attorniati da una serie di alberi più piccoli. Questi alberi, coltivati singolarmente per qualche anno, vengono messi assieme in un contenitore largo e poco profondo cercando di posizionarli in modo naturale, evitando le simmetrie e rispettando la profondità scenografica con accorgimenti quali il posizionamento nella parte posteriore degli elementi più bassi e nella parte frontale dei più alti.

RINVASI...

E ora i........Rinvasi. Le conifere vanno rinvasate con cautela Un'altro accorgimento elementare è quello di sapere che tipo di terriccio occorre alla nostra pianta: acido o neutro? Il pH, in questo caso, indica le proprietà del terriccio, è una scala che va da 0 a 14. Si considera neutro da 6-6,5 a 7-7,8; al di sotto è acido e sopra basico. Prepariamo gli arnesi. L'occorrente per il rinvaso è prima di tutto il vaso dove dovremo mettere il nostro bonsai, tre mescole di terriccio, una retina, del filo di rame o alluminio, un rastrellino, un paio di forbici per radici, cesoia, pinza, uno spruzzatore d'acqua e un bastoncino di bambù. Sopra: Un vaso rettangolare con già la retina fissata ai fori di drenaggio. Sotto: Lo stesso vaso con uno strato di materiale drenante (argilla espansa, pomice o sassi) Il primo passo.

Rinvasi 2

Un bonsai che dovrà essere rinvasato da un vaso da coltivazione a un vaso Bonsai, avrà già avuto l'impostazione voluta, quindi una parte che sta davanti (nel caso di un vaso rettangolare)e una inclinazione preventivata. Con occhio critico dovremo vedere la pianta come si dovrà mettere nel nuovo vaso: inclinazione, prospettiva e posizionamento. Nel caso di aver scelto un vaso tondo, questo si può girare a 360 gradi e quindi la parte frontale non è posizionabile, ma esiste. L'inclinazione del Bonsai dovrà essere in funzione del fronte della pianta. Metodo per togliere facilmente una pianta dal vaso di coltivazione Pianta già pronta per essere rinvasata. Incominciamo a rinvasare. Nei vasi Bonsai ci sono dei fori piuttosto grandi rispetto ai vasi tradizionali, quelli che comunemente vediamo, o abbiamo, con le classiche piante ornamentali.

Rinvasi 3

Questi fori vanno coperti con una retina che abbia perlomeno una trama di fori di 2-3mm. e fissate con del filo infilato a U rovesciato e ripiegato da sotto il vaso verso i margini. Districare le radici e eventualmente accorciarle. Dal sotto del vaso si infila un pezzo di filo di rame, o alluminio, nei due fori in modo che i due capi si trovino all'interno del vaso; facciamo in modo che i due capi siano sufficientemente lunghi da poterli intrecciare quando la pianta sarà alloggiata nel vaso Il terriccio messo sul fondo del vaso dovrà essere molto grossolano, vagliato sopra ai 5mm.per una pianta media, dai 30 ai 50 centimetri di altezza o in cascata. Più grande è la pianta più grande sarà il vaglio da usare. Questo strato sarà di un terzo della profondità del vaso Per questo strato consiglio della pomice, argilla espansa o ciottoli purché taglienti; mai materiali che si possono sgretolare.

Rinvasi 4

Inizia la fase più importante e emozionante. Dopo aver messo un leggero strato di terriccio, già preparato in precedenza e adeguato alla pianta (vedi pH) un po' più alto al centro, togliamo la pianta dal vaso. Tenendola con una mano per il tronco diamo un colpo con il palmo della mano libera al bordo del vaso. Avremo liberato la pianta dal suo vecchio alloggiamento. Con il bastocino togliamo il più possibile il terriccio vecchio imprigionato tra le radici, se ciò non bastasse usiamo il rastrellino. Una volta liberate le radici possono essere potate. Consiglio di fare il lavoro all'ombra e in ore fresche (anche se siamo in primavera o in autunno il sole scalda) potrebbe succedere che le radici si asciughino. Per evitare il prosciugamento delle radici spruzziamole con dell'acqua. Fare penetrare il terriccio tra le radici aiutandosi con un bastoncino di legno Adagiamo la nostra pianta dentro al vaso leggermente sfalsata rispetto al centro, ovvero un po' più indietro e/o destra-sinistra rispetto al centro del vaso e fermiamola, con il filo precedentemente messo, intrecciando i due capi.

Praparare il vaso

Vaso

In pagina precedente (Inizio) abbiamo visto come si compone il terriccio: Grossolano alla base; Medio a metà e più sottile in alto. Come è noto i vasi bonsai hanno dei fori di drenaggio molto grandi è quindi consigliato di munirsi di una rete di pastica a sezioni medio piccole (vedi figura sopra) e ancorarla al vaso prima di procedere al rinvaso.

Procedura

Aggiungiamo il terriccio facendolo penetrare tra le radici aiutandoci con il bastoncino con la punta arrotondata fino a coprire completamente le radici. L'operazione più importante è terminata. Ma non finisce qui. L'ultimo strato sarà quello che da l'impressione di vedere l'albero nel suo ambiente naturale. Uno strato di terriccio, come ripeto, più fine andrà a coprire lo strato sottostante. Qualche pezzo di muschio di varietà differenti posizionati a dovere, simuleranno il sottobosco.

Attenzione;

Anche la pianta da rinvasare potrebbe aver bisogno di un ancoraggio. Si possono passare dai fori dal lato sottostante dei fili metallici e chiuderli alle radici più robuste. Agire in modo che sollevando la pianta essa rimanga ben ferma al vaso.