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Margotta, talea, seme, propaggine


Margotta.

Margotta

Con questa tecnica si stimola la radicazione di un ramo o di una grossa radice, lasciandolo attaccato alla pianta madre fino a radicazione avvenuta. Il collegamento con la pianta madre, garantisce il rifornimento di acqua e sostante nutritive facilitando la differenziazione, la formazione e lo sviluppo del nuovo apparato radicale. Anche questo metodo consente di recuperare le caratteristiche genetiche del soggetto. In teoria è possibile margottare tronchi e radici di qualsiasi diametro, consente, non solo di moltiplicare piante, ma anche di correggere grossi difetti estetici e pratici. Esperienze e notizie in mio possesso, mi fanno dedurre che, questa tecnica si può applicare alla stragrande maggioranza delle specie, ovviamente i tempi di reazione sono notevolmente diversi, come diverso è il periodo di esecuzione che può andare da febbraio per le specie spoglianti, a maggio-giugno per le tropicali, giugno- luglio per i sempreverdi.

Descrizione:

Incidere il ramo (o tronco) nella sua circonferenza; Praticare una seconda incisione a una distanza di almeno 2 cm.; Togliere la corteccia fino ad arrivare alla parte lignificata; Sbucciare nella sua circonferenza fino al legno duro; Avvolgere attorno alla parte sfagno umido (strizzare con le mani per eliminare la parte eccessiva i acqua); Chiudere bene le due estremità per evitare l'evaporazione della parte di acqua rimasta nello sfagno. Si può fare un primo avvolgimento, come appena descritto, con plastica trasparente per poi riavvolgere la margotta con plastica scura. Passato del tempo (mesi) togliendo la parte superficiale di plastica scura si può ispezionare l'avvenuta radicazione

vedi immagini

Taglio della corteccia

margotta

Preparazione involucro

involucro

Chiusura e protezione

margotta

Metodi

La margotta può essere sia aerea sia sotterranea, anzi se si decide di lavorare sulla parte bassa è consigliabile effettuare la margotta interrata. Facciamo un esempio di margotta sotterranea: abbiamo bisogno di togliere una grossa radice, che ci impedisce di invasare la pianta in un contenitore più basso e non possiamo tagliarla via senza compromettere la sua vita Svasiamo la pianta e liberiamo dal terriccio la radice interessata, decidiamo il punto da margottare, tenendo in considerazione la futura inclinazione in cui si vuole posizionare il soggetto, si pratica una incisione con un coltello (va benissimo quello da innesti), asportando un anello di corteccia uguale allo spessore della radice, si gratta, sempre con il coltello, dentro al taglio, cercando di interrompere il cambio, quando è possibile, si consiglia di mettere un filo metallico intorno per impedire la formazione del callo cicatriziale, che ostacolerebbe la nascita dei capillari nuovi. Si consiglia di porre su tutto il taglio degli ormoni radicanti, si prende un contenitore capace di contenere comodamente tutto lo apparato radicale, si predispone lo strato drenante, si mette dentro un pò di terriccio e vi si colloca la pianta. Del muschio a fibra lunga (quello per fare il presepe), fa al caso nostro, si comprime intorno al taglio, si ricopre tutto con il terriccio e si innaffia abbondantemente. Nel successivo potremo tagliare senza problemi la parte che non desideriamo e rinvasare la pianta nel contenitore più basso.

Su tronco

Lo stesso procedimento si usa per margottare il tronco, qualora il taglio sia molto vicino alle prime radici. Accortezza: usare un vaso sufficientemente profondo per contenere tutto, oppure costruire una "protesi" sopra al vaso esistente o con un altro vaso, oppure con una rete plastica a maglia fine che riempiremo nel modo sopra descritto. La margotta aerea ci consente di prelevare una porzione della pianta, senza comprometterne la vita, infatti, dalla parte che rimane, solitamente, svilupperà nuova vegetazione. Procedimento: ci dobbiamo procurare un coltello, del filo che non marcisce in breve tempo, di un foglio di plastica abbastanza resistente (se è trasparente ci permetterà di controllare quando compariranno le prime radici e una eventuale evoluzione), i soliti ormoni radicanti, il solito filo metallico, del terriccio composto con cinque parti di muschio, tre parti di sabbia, due parti di terra argilla da giardino, del mastice per sigillare il sacchetto (quello da innesti va benissimo).

Sviluppi

Teniamo ben presente che le radici si formeranno nella parte superiore del taglio, inizialmente formerà un leggero callo cicatriziale poi, lentamente usciranno i capillari che si allungheranno nel terriccio. Prima di effettuare la incisione, dobbiamo stabilire la posizione che la pianta assumerà una volta collocata in vaso, è consigliabile segnare con un gessetto o con un pennarello il punto dove operare. Ci sono vari metodi di incidere un tronco, per i ficus si usa recidere il tronco fino a metà, in modo trasversale, si inserisce un cuneo affinchè non si risaldi, poi si procederà come spiegheremo più avanti. Possiamo togliere anche delle strisce di corteccia. Il metodo più usato è quello di togliere un anello alto quanto è lo spessore del tronco (qualora fosse molto grosso, possiamo anche non rispettare questa regola), raschiare il cambio che si trova fra la corteccia e il legno, mettere il filo metallico intorno al taglio, spolverizzare con gli ormoni radicanti, legare il nailon intorno al taglio a formare un sacchetto abbastanza grande da garantire lo sviluppo di un numero consistente di capillari; riempire il sacchetto con il terriccio leggermente umido, prestando attenzione che il taglio sia ben coperto dal terriccio; richiudere in modo che non penetri nè acqua da annaffiatura e nemmeno quella piovana, per evitare che un eccesso di acqua faccia marcire tutto.

Raccomandazione

Non è necessario che alsuo interno vi sia molta umidità, ma nello stesso tempo, non va bene neppure che sia asciutto, qualora si prosciugasse eccessivamente, si può intervenire immettendo acqua con una normale siringa da iniezioni. Ci potranno essere delle difficoltà, se la margotta è stata eseguita in un luogo difficilmente controllabile. Se fosse possibile tenere la pianta al riparo (in serra, sotto un loggiato, ecc.), tutte queste attenzioni possiamo evitarle, potremo lasciare aperta la parte superire e di tanto in tanto annaffiare direttamente. Si consiglia, se possibile, ruotare il vaso ogni quindici giorni circa per favorire una radicazione più omogenea, infatti, il calore del sole aiuta lo svilupparsi delle radici. Può capitare che i nuovi capillari non si sviluppino radialmente, ma delle zone rimangano vuote, niente paura, capita sovente, possiamo sbucciare di nuovo la zona interessata e riprovare. La margotta si separa quando i capillari si sono sviluppati a sufficienza, questo puo capitare dopo pochi giorni, ma anche dopo mesi, dipende dalle specie. In ogni caso, si invasa delicatamente, ponendo il nuovo contenitore in un luogo riparato e si annaffia abbondantemente, può essere necessario anche sfoltire un po la chioma per evitare un tiraggio iniziale eccessivo

Riproduzione da Seme

LA SEMINA

Questo metodo, è il meno sicuro in assoluto per riprodurre esattamente la pianta dalla quale è stato raccolto il seme, infatti, per avere la certezza che nascerà una pianta del tutto identica alla madre, è indispensabile selezionare i semi. In sostanza, dobbiamo essere assolutamente certi che non vi siano state impollinazioni trasversali, il fiore maschile e quello femminile siano assolutamente della stessa specie. Possibilmente scegliere sempre delle specie che una volta adulte si adattino alla lavorazione a bonsai (se questo è il nostro scopo) e, in altre parole, che siano a foglia piccola o in ogni caso rispondano bene alla miniaturizzazione ed anche gli eventuali futuri frutti dovranno essere delle dimensioni adeguate a rispettare le proporzioni pianta-foglie-fiori-frutti. Solitamente, si usa questo sistema per avere piantine adatte a formare boschetti. Dopo pochi anni, ci possiamo sbizzarrire a dare qualsiasi forma, anche la più particolare.

Sviluppi

Gli esemplari avuti possono servire per praticare innesti sia radicali o aerei, oppure come porta-innesto per marze poco resistenti o particolari e per ricercare nuove varietà. Affrontiamo la semina dal lato bonsaistico, generalmente capita di raccogliere i semi quando la pianta madre lo consente, cioè a maturazione dei frutti, questo avviene nella gran maggioranza dei casi in autunno. E' molto importante la conservazione dei semi. Sono da evitare quei posti a temperatura elevata (sopra i 18 gradi) e umidi, potrebbero anticipare la germinazione o far ammuffire i semi. E' importante farli asciugare bene, successivamente metterli in un contenitore riempito di sabbia asciutta o torba, posizionare tutto in un luogo fresco, possibilmente in frigo, fino al momento della semina. Nel caso di grossi semi con involucro coriaceo si consiglia la semina in autunno, perché così facendo si consente ai geli invernali di ammorbidirli e saranno pronti a germinare nella primavera successiva (querce, olivi, ecc.).

Accorgimenti

Quando i semi sono eccezionalmente duri, si consiglia, addirittura, di incrinare il suo guscio con un martello, prestando attenzione a non rompere tutto (Mandorli, peschi, susini, ecc.) Per le altre specie è sufficiente seminare a fine inverno, inizio primavera. Il metodo più comune consiste: prendiamo un contenitore profondo 10-15 centimetri con dei fori sul fondo per far defluire l acqua, si forma uno strato di tre centimetri circa di materiale drenante (cocci di vasi rotti, ghiaia o pomice grossa, ecc.), si riempie il contenitore fino a circa due centimetri dal bordo con un terriccio leggero (terriccio universale, oppure torba e sabbia in parti uguali, terriccio di foglie, ecc.), si adagiano i semi sulla superficie, aggiungere ancora terriccio. La regola è che il seme deve essere interrato tanto quanto è il suo spessore.

Metodo

Una volta sotterrato il seme e uniformato il terriccio di superficie, si pone il vaso in luogo riparato in modo:

1 che non sia al sole pieno ma abbia molta luce;

2 non ghiacci in caso di gelate tardive che potrebbero uccidere i nuovi e teneri germogli;

3 non abbia troppa acqua in caso di piogge persistenti;

4 non subisca azioni dei venti forti che potrebbero asciugare velocemente il terreno.

Considerato quanto sopra, a questo punto si innaffia abbondantemente e si aspetta che ancora una volta la natura si manifesti in tutto il suo fascino. Si consiglia di proteggere con un foglio di nailon, oppure con una lamina di vetro o plastica per aumentare sia il tasso di umidità sia la temperatura. Ricordarsi di mantenere il terriccio leggermente umido, tenendo presente le differenti esigenze che hanno le varie specie in fatto di umidità (conifere bassa, sempre verdi e spoglianti media, tropicali e simili alta, ecc.) Un consiglio, se avete seminato delle conifere ed in particolare pini, è di trattare le nuove piante con un prodotto fungicida contro il marciume del colletto perché questa specie ne soffre molto frequentemente.

La Talea

La Talea

Questo metodo permette di riprodurre, geneticamente parlando, la stessa pianta dalla quale si preleva la porzione di ramo. Ci sono tre tipi di talee, erbacee (le meno usate) semilegnose e legnose. Le talee semilegnose sarebbero quelle non ancora significate o morbide per natura. Le legnose, invece, sono quelle il cui tronco è gia duro come il legno vecchio solitamente di colore marrone. Questa precisazione è importante perché i periodi in cui si effettua la talea variano proprio in base a questi principi, infatti, le talee semilegnose si effettuano principalmente in luglio-agosto, avendo l' accortezza di tagliare almeno a metà le foglie esistenti, per ridurre la traspirazione eccessiva, quelle legnose in autunno avanzato, se si tratta di specie tropicali o sub tropicali il periodo migliore è la primavera.

Esecuzione

si preleva dalla pianta madre una porzione di ramo che abbia almeno tre/quattro nodi, cioè punti da dove si dipartono le foglie, si toglie la foglia più bassa, si inumidisce leggermente il taglio che va eseguito vicino al nodo, s'immerge in ormoni radicanti (in polvere o liquido. Eseguire attentamente le istruzioni del produttore del prodotto)e si accantona momentaneamente, ripetiamo con tutte le talee che vogliamo fare (è sempre meglio abbondare nelle quantità, anche perchè questo metodo non garantisce una riuscita del cento per cento).

Metodo

Da tener presente che le talee emettono le nuove radici dal nodo che rimane interrato. Terminata questa fase, si passa alla preparazione del terriccio e del contenitore, che più o meno sono gli stessi che abbiamo usato per la semina, con aggiunta abbondante di sabbia, agriperlite o pomice fine. Una volta terminata la preparazione si infilano le talee nel terriccio, inserendole in modo che rimangano ben ferme nel terreno e con le gemme rivolte verso in alto. Possono radicare anche talee di notevoli dimensioni. Un impianto di nebulizzazione di acqua sarebbe ideale per far radicare anche quelle specie più restie come le conifere, ma è sufficiente anche una protezione con un nailon sospeso in modo che non sfreghi le giovani piantine.

Propaggine


LA PROPAGGINE:

questo metodo, è usato principalmente su specie restie ad emettere radici di talea, o per moltiplicare piante a dimora. Oltre a mantenere inalterati i caratteri genetici, ci consente di iniziare da subito una educazione a bonsai, indirizzando il ramo (futuro tronco) a nostro piacimento, senza ostacolare lo sviluppo di rami o eventuali fioriture. La tecnica, assomiglia molto alla margotta, perché, se non è eseguita a dimora, si praticata accostando un vaso vicino alla pianta madre Il periodo migliore è da marzo a giugno.

Esecuzione:

bisogna individuare un lungo ramo, decidere il punto dove ci interessa separare, preparare un contenitore con il drenaggio regolare e pieno di terriccio leggero (per esempio, cinque parti di terriccio universale, tre di pomice, due di argilla di giardino). Si piega in modo molto accentuato il ramo, se si sfilaccia un po, è addirittura meglio; si pone il ramo piegato dentro al contenitore, si ricopre abbondantemente con il terriccio, si pianta nel vaso un tutore, si lega saldamente il ramo, affinché non si muova o per cause naturali o accidentali, si innaffia abbondantemente. I tempi di radicazione variano da specie a specie, ma non c'è fretta per distaccare la nuova pianta, perché si presta ad ogni sorta di lavorazione, rimanendo tranquilla al suo posto.

LA SEPARAZIONE DEL CESPO:

Questa tecnica si applica alle specie che presentano un aspetto cespuglioso, infatti, con il tempo, tendono ad allargare il loro cespo per recuperare la luce. Nel bonsai, serve per realizzare stili a più tronchi ma anche per scegliere un solo soggetto con caratteristiche particolarmente attraenti, oppure per realizzare piante di compagnia (Kusamono); Anche in questo caso si recuperano totalmente le caratteristiche genetiche dei soggetti.

Prelievo

Per prelevare la parte che ci interessa in una pianta a dimora, serve un attrezzo robusto come una vanga, che sia capace di tagliare anche radici robuste e una buona parte di zolla. Se la pianta da moltiplicare si trova in vaso, sono sufficienti delle buone forbici, oppure è possibile dividere anche con le sole mani ed in più parti, dopo la separazione, si prepara un vaso sufficientemente capiente, con un buon drenaggio e il terriccio idoneo alle esigenze della specie, si invasa con cura e si annaffia abbondantemente.

Il metodo della propaggine consente di realizzare dei boschetti o piante di gruppo con una sola varietà di pianta. Consiglio di effettuare il metodo della propaggine facendo molta attenzione che alla pianta madre non si muova il ramo interrato.